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Prima ora | notizie del 17 luglio

17.07.2026

Striscione “l’Italia agli italiani”, studenti puniti. Valditara insiste: “Chi non è d’accordo evidentemente non ama il suo paese”

Mercoledì 15 luglio si è svolto il question time dall’Aula di Montecitorio. A intervenire, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha risposto su diverse interrogazioni tra cui il caso degli esiti dell’accertamento ispettivo dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna a seguito dei fatti avvenuti presso un liceo di Cesena (la vicenda dello striscione “L’Italia agli italiani” appeso da due studenti).

“Sintesi del pensiero di Mazzini”

Il ministro è tornato sul caso in una intervista a La Stampa: “L’Italia agli italiani significa l’Italia a tutti i cittadini italiani, senza distinzione di colore, di pelle, di religione, di origine etnica. È la sintesi del pensiero di Mazzini, è quello che disse Giuseppe Carducci nella famosa ode patriottica. È una frase che è stata più volte utilizzata da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni ed è il contenuto, la sintesi dell’articolo 1 della nostra Costituzione: la sovranità spetta al popolo italiano. A decidere del destino dell’Italia devono essere gli italiani e gli interessi da mettere al centro sono gli interessi della nazione italiana. Chi non è d’accordo evidentemente non ama il suo paese”.

E se questi ragazzi avessero scritto: l’Italia deve aiutare i migranti? Oppure: l’Italia faccia qualcosa per Gaza? Ecco la sua risposta: “Nessuno avrebbe sanzionato queste parole. Se il motivo per cui sono stati sanzionati è unicamente aver scritto ‘l’Italia agli italiani’, ed è quanto gli uffici accerteranno, saremmo di fronte a una violazione dello Statuto delle studentesse e degli studenti che vieta tassativamente qualsiasi forma di censura o sanzione legata alla libera espressione delle opinioni politiche da parte degli studenti”.

Valditara al question time

Sul caso, alla Camera, Valditara ha affermato: “Voglio subito chiarire, l’affermazione ‘L’Italia agli italiani’ non solo non ha nulla di censurabile, ma è senz’altro condivisibile, poiché ricomprende tutti i cittadini del nostro Paese. È una frase, fra l’altro, più volte ripetuta dai movimenti politici che costituiscono l’attuale Governo.

A riguardo, premesso che non esiste alcun potere ministeriale sul processo valutativo del singolo consiglio di classe, specifico che l’accertamento è volto a chiarire il rapporto tra la violazione delle regole scolastiche e il contenuto dell’elaborato assegnato agli studenti. Vale a dire se il consiglio di classe, nell’assegnare un approfondimento sulle leggi razziali e sul saggio ‘Gli africani siamo noi’, sia stato in qualche modo condizionato dalla vicenda in questione e dallo striscione esposto.

Ciò detto, qualora all’esito dell’accertamento ispettivo dovesse emergere un collegamento tra il contenuto dell’elaborato critico e l’espressione utilizzata nello striscione – e non, come richiedono le norme da noi recentemente introdotte, con la violazione di regole di condotta scolastica – sarebbe certamente un episodio in contrasto con la deontologia professionale dei docenti. Ricordo, infatti, che la riforma del comportamento da me voluta prevede che i provvedimenti disciplinari abbiano una finalità educativa e tendano al rafforzamento del senso di responsabilità e al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica.

Dunque, in nessun caso può essere sanzionata la libera espressione delle opinioni che non siano in contrasto con le libertà altrui. È lo stesso Statuto delle studentesse e degli studenti a stabilire che non si può sanzionare uno studente per il suo pensiero politico. D’altronde, abbiamo emanato una circolare molto chiara che invita a stimolare lo spirito critico, il pluralismo delle idee e il dibattito, e a contrastare ogni forma di indottrinamento, partendo dal presupposto che la grande missione della scuola sia di educare ad essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode o ideologie”.

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