“La decisione che abbiamo preso è concreta, risponde a un problema reale che va risolto. Parlare di repressione, come si fa a sinistra, è sbagliato: di certo fare i controlli con i metal detector fuori dalla scuola quando è la scuola stessa a chiederli non vieta di educare al rispetto”. Le parole, pronunciate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, aprono scenari nuovi su dove verranno collocati i dispositivi automatici di controllo degli studenti e dei loro zaini, al fine che si portino in classe coltelli o armi varie: in un’intervista a Il Resto del Carlino e al Quotidiano nazionale, Valditara ha quindi confermato che sui metal detector non si torna indietro.
Se a questo si aggiunge quanto detto dallo stesso titolare del Mim nei giorni passati sulla non quotidianità dell’uso dei metal detector, lo scenario diventa un po’ più chiaro: in via preliminare a chiederne l’impiego è la scuola, in particolare il dirigente scolastico, che ravvisa evidentemente i presupposti dovuti ad un rischio di atti violenti sopra la media; la richiesta viene presa in considerazione dalla Prefettura, la quale valuta la fattibilità e provvede alla eventuale realizzazione; infine, si procede alle rilevazioni sugli studenti, in base ad una periodicità d’intervento concordata, che a questo punto sembra di capire che verranno realizzate a ridosso dell’ingresso delle scuole (probabilmente dalle forze dell’ordine).
Nel frattempo, le cronache delle ultime ore ci dicono che non si arrestano casi e denunce di atti violenti o potenzialmente tali. L’Ansa scrive che a Bologna, in una scuola media della periferia Ovest, un alunno – non ancora 14enne – ha estratto un coltellino artigianale durante una lite con alcuni compagni, minacciandoli e finendo denunciato: disarmato dai docenti nti il ragazzo di origini straniere, non ancora 14enne e non imputabile, è stato denunciato dai Carabinieri per porto di coltelli. La scorsa settimana, il 24 gennaio, sempre vicino Bologna, in un istituto superiore di Budrio era stato trovato un machete nello zaino di uno studente.
A Viterbo il Questore ha invece ammonito un 15enne, di origini albanesi, che non ha esitato a infilare un petardo acceso nel cappuccio della felpa di un ragazzino di 13 anni chiudendogliela sulla testa: il ragazzo di due anni più grande, perché ripetente, aveva preso di mira da tempo il compagno, che si è visto chiudere sulla testa il cappuccio della felpa in cui era stato infilato un petardo acceso, per fortuna senza riportare ferite. L’ammonimento del 15enne, per bullismo, è scattato a seguito degli accertamenti e delle istruttorie curate dagli agenti della divisione anticrimine della Polizia.
A Grottaglie, nel Tarantino, due giovani – di 20 e 16 anni – sono stati invece accoltellati durante una rissa scoppiata nell’area del Luna Park allestito per i festeggiamenti in onore di San Ciro, in un’area affollata da famiglie e ragazzi. Nel corso di una discussione tra giovani, degenerata in uno scontro fisico, uno dei partecipanti avrebbe estratto un coltello, colpendo più volte un 20enne. E nel tentativo di riportare la calma sarebbe rimasto ferito anche un ragazzo di 16 anni, raggiunto da una coltellata a un braccio. I due sono stati portati in ospedale a Taranto e le loro condizioni non destano preoccupazione. Sul caso indaga la Polizia
Si tratta di episodi che, a poche ore dall’inaugurazione dell’anno giudiziario, confermano pienamente l’allarme lanciato dai giudici sulla violenza minorile e giovanile con un’emergenza che è stata definita dai giudici ormai da “Guinness dei primati“.
E tratta di situazioni ormai non più confinate, ma riguardanti un po’ tutte le regioni: a Catania, ricorda l’Ansa, si riscontrano “elevatissimi tassi di devianza minorile”, mentre a Roma è stato posto l’accento sulla “situazione drammatica nelle carceri minorili” della regione e a Napoli sull’uso “crescente e disinvolto” delle armi anche tra i più giovani. Quelle armi a cui, adesso, Governo e ministero dell’Istruzione vogliono porre un freno, almeno all’interno delle scuole.