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16.09.2025

Studente suicida per bullismo, il papà: “Maestra che incitava alla rissa? Tutto scritto nero su bianco nella denuncia”

Si parla moltissimo ancora del ragazzo di quattordici anni che si è tolto la vita la scorsa settimana, due ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Il motivo? Pare che il ragazzo sia stato vittima di vessazioni e bullismo da parte dei compagni.

Il ragazzo era considerato tra i più bravi a scuola

Il padre è stato chiamato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Ecco cosa ha detto a Il Corriere della Sera: “Ho apprezzato molto il gesto e le sue parole. Ci ha voluto rassicurare su quanto si sta facendo per fare chiarezza sulla vicenda di Paolo e sul bullismo in generale. Sono iniziate le verifiche nelle scuole frequentate da mio figlio, e sono già stato chiamato da un’ispettrice per un colloquio nei prossimi giorni”.

Ecco come andava a scuola il ragazzo, secondo il genitore: “Era considerato tra i più bravi, aveva tutti 7 e 8, ma era stato rimandato in matematica per un 5. Io lo avevo fatto presente alla docente. Negli ultimi tempi, però, ripeteva: ‘Scuola di m.’. Noi gli siamo stati sempre vicini, i professori e la vicepreside sapevano degli atti di bullismo, ma non hanno fatto niente”.

Il padre ha insistito dicendo che anche le maestre lo hanno trattato male: “Per tanti anni abbiamo segnalato quello che non andava. Già alle elementari avevamo presentato una denuncia ai carabinieri perché era bullizzato dalle maestre: addirittura un bambino si presentò con un coltello di plastica in classe dicendo che voleva ammazzarlo, mentre una maestra li incitava alla rissa. È tutto nero su bianco quello che dico”.

“Un’altra volta sono andato a parlare con i professori perché, dopo che due ragazzi avevano offeso una docente, a tutti era stato detto di scrivere una frase di scuse per quattrocento volte. Io non volevo che Paolo lo facesse, lui non c’entrava niente”, ha concluso.

La dirigente scolastica si difende

Nel frattempo la dirigente scolastica ha ribadito all’Ansa: “Nessuna segnalazione da parte dei genitori, nessuna criticità rilevata dalla psicologa dello sportello di ascolto dove Paolo si recava, nessun atteggiamento indifferente tanto che al funerale c’era l’intera classe e tutta la scuola”.

“Paolo si recava sempre allo sportello di ascolto attivo nella nostra scuola, ma la psicologa non ha mai rilevato situazioni tali da far scattare un protocollo di emergenza”, ha detto la dirigente. “Al nostro istituto non è mai pervenuta alcun tipo di denuncia da parte loro, né questi ultimi hanno mai chiesto un colloquio con me. Anzi, avevano scelto la nostra scuola proprio perchè inclusiva. Illazioni su docenti indifferenti o addirittura conniventi non trovano corrispondenza da nessuna parte”.

“La sua era una classe caotica in cui sono emerse difficoltà, ma non tali da far presupporre atteggiamenti di bullismo. Ci sono stati numerosi incontri di gruppo con una psicologa, oltre alla presenza di tre insegnanti di sostegno che sono abituati a lavorare sulle fragilità di tutti, non solo su quelle assegnate. Abbiamo relazioni e verbali dei consigli di classe, tanta documentazione che esibiremo a chi ce la chiederà. Tutti i docenti e i ragazzi sono sconvolti, e non è assolutamente vero che non eravamo presenti al suo funerale: c’era la sua intera classe e tutta la scuola”, ha concluso.

Lo sfogo della madre

La prima denuncia sarebbe arrivata alle elementari, in quinta: “Ci siamo rivolti ai carabinieri perché un compagno ha puntato contro nostro figlio un cacciavite in plastica, diceva che lo doveva ammazzare. E la maestra non è intervenuta. Noi eravamo genitori molto presenti nella vita scolastica di nostro figlio e questo dava fastidio. Tutte le altre sono state denunce scritte e verbali agli istituti, ma non facevano niente”.

“Mio figlio è stato rimandato al primo anno in Matematica. Mio marito è andato a parlare con la vicepreside per capire, visto che i voti erano tutti ottimi e in matematica era di poco sotto la sufficienza. Aveva pregato la vicepreside di mantenere quel colloquio riservato. Invece il giorno dopo, alla prima lezione di recupero, a Paolo è stato detto che era andato a lamentarsi. Da quel momento mio figlio si è chiuso sempre di più, non si è fidato più di noi. Sarà stato questo?”, ha aggiunto.

“Era diverso dagli altri per questo è rimasto solo. Amava la musica, andare a pescare col padre, cucinare, aiutava in casa. Anche per questo veniva bullizzato. L’ultima sera, prima della tragedia, ha preparato il pane e i biscotti. Prendeva sempre le difese dei più deboli e per questo lo chiamavano spione. Su dodici compagni solo uno sarebbe andato al funerale.

Il ragazzo si è ucciso due ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, l’11 settembre. Si è impiccato nella sua stanza con la corda di una trottola, il padre lo ha trovato a terra dopo averlo chiamato ripetutamente perché stava facendo tardi.

La lettera a Valditara del fratello

Nel frattempo ha scritto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e alla premier Giorgia Meloni per denunciare gli episodi di bullismo che è stato costretto a vivere negli anni il fratello di Paolo.

L’ipotesi portata avanti dal fratello è che Paolo a scuola era oggetto di bullismo e alla lunga lo stress e la rabbia accumulati lo avrebbero spinto al suicidio: nella lettera, anticipata dal Messaggero, racconta come Paolo fosse “perseguitato dai bulli“, con messaggi, scherzi e insulti.

Mio fratello – ha fatto sapere il ragazzo – si è ucciso per colpa dei bulli che lo perseguitavano. Questa tragedia non rappresenta un caso isolato. Numerosi altri ragazzi hanno trovato la morte per le stesse ragioni. Ogni episodio rimasto senza risposte adeguate è un fallimento che pesa non solo sulle famiglie colpite, ma sull’intera società”.

Quindi, ha aggiunto: “Chiedo che la morte di mio fratello e delle altre vittime non venga relegata nell’ombra e che vengano adottati con urgenza provvedimenti concreti e incisivi per contrastare il fenomeno del bullismo nelle scuole italiane. E’ indispensabile promuovere una cultura della prevenzione, della responsabilità e del rispetto”.

 

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