Prendono il via le lezioni e scatta subito la protesta studentesca contro la conduzione dell’Istruzione in Italia: accade in Veneto, dove il ritorno tra i banchi in alcune scuole superiori è stato contrassegnato da contestazioni e striscioni contro la gestione del Governo Meloni.
Sono diversi gli slogan utilizzati nei cortili dei licei scientifici Curiel e Nievo, del liceo classico Tito Livio e del Liceo Artistico Modigliani: “Bentornatə, è questa la scuola che vuoi?”; “Il vento non si ferma, studenti per il cambiamento”. La scelta della schwa (ə) negli slogan non è casuale: simboleggia inclusione, attenzione alle identità di genere, contro il predominio maschilista, a testimonianza di una generazione che vuole essere protagonista della propria scuola. “L’uso della schwa negli slogan diventa così un simbolo della volontà di inclusione”, ha spiegato Leonardo Dal Brollo, coordinatore della Rete degli Studenti Medi di Padova.
Secondo la Rete degli Studenti Medi, le riforme ministeriali – dal rinnovato esame di maturità al divieto dell’uso dei telefoni cellulari in orario scolastico – sono percepite dagli allievi come misure più punitive che formative.
“Siamo stanchi di un ambiente scolastico che ci zittisce invece di ascoltarci – sostiene Leonardo Dal Brollo, coordinatore della rete a Padova -: il Ministero sembra concentrarsi sulla propaganda politica piuttosto che sul reale protagonismo degli studenti negli ambienti che vivono ogni giorno”
Il malcontento va oltre le singole normative. Truffo, rappresentante d’istituto del Liceo Artistico Modigliani, spiega: “La scuola italiana soffre di edilizia trascurata, programmi obsoleti e un sistema meritocratico che aumenta la competizione a discapito del nostro benessere psicologico. La scuola deve essere pubblica, accessibile e solidale, non un sistema imposto dall’alto”.
I dati ufficiali dicono che almeno qualche ragione gli studenti ce l’hanno. Secondo il Rapporto MIUR 2024, oltre il 25% delle scuole superiori italiane presenta criticità strutturali, con edifici datati, aule sovraffollate e carenze sul fronte della sicurezza edilizia.
Attraverso la somministrazione di un questionario anonimo sulle prove Invalsi 2023, è emerso che molti studenti percepiscono il sistema scolastico come stressante e poco stimolante, con una pressione meritocratica che spesso influenza in modo negativo motivazione e benessere psicologico dei ragazzi stessi.
Gli studenti chiedono quindi un cambiamento concreto: migliorare la sicurezza negli edifici scolastici, aggiornare i programmi di studio, tutelare il benessere psicologico e garantire una partecipazione attiva alle decisioni sull’organizzazione scolastica.
Gli studenti veneti, quindi, chiedono di essere messi davvero al centro del progetto scolastico: la loro protesta è verso un sistema percepito quasi ostile nei loro confronti, inadeguato e poco inclusivo: i giovani vorrebbero un’Istruzione meno formale, per avere invece spazi di crescita umana non solo culturale, maggiore partecipazione e benessere a 360 gradi.
L’impressione è che anche quest’anno il rituale delle proteste studentesche autunnali si farà sentire.