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10.09.2026

Studenti contro il ritorno in classe con temperature folli, edifici inadeguati e una didattica che trasmette principalmente nozioni: presidio davanti al Ministero

“Domani torneremo in classe con temperature folli, edifici inadeguati e il costo dei libri scolastici sempre in crescita che rende sempre più inaccessibile il diritto allo studio: serve tornare ad investire in istruzione“. A dirlo è stato Simone Montori, della Rete degli Studenti medi del Lazio, nel corso di un presidio di protesta, svolto davanti al ministero dell’Istruzione il pomeriggio del 9 settembre, in corrispondenza del primo giorno di scuola.

“Il nostro tempo è ora”

La mobilitazione, chiamata “Il nostro tempo è ora” e alla quale hanno partecipate alcune decine di giovani, è stata organizzata per “riportare al centro dell’attenzione non soltanto le emergenze della scuola, ma anche il futuro delle nuove generazioni: il diritto allo studio, la qualità della didattica, l’edilizia scolastica, il diritto alla casa e la possibilità concreta per giovani e studenti di costruire il proprio percorso di vita in un Paese che troppo spesso sembra non avere spazio per loro”, al punto di non ascoltare le loro ragioni.

“In questi giorni milioni di studenti tornano nelle aule, ma insieme a noi tornano anche tutti quei problemi che da anni denunciamo e che continuano a essere considerati strutturali, quasi inevitabili – dichiara Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi.

“Vogliamo una scuola pubblica che sia davvero accessibile”

“Torniamo a scuola e troviamo edifici che in troppi casi non sono all’altezza di un luogo che dovrebbe rappresentare il futuro del Paese, una didattica ancora troppo spesso ancorata a un modello vecchio e incapace di rispondere alle trasformazioni della società, spazi insufficienti e una scuola che continua a essere vissuta più come un luogo di trasmissione di nozioni che come uno spazio di crescita, partecipazione e formazione della cittadinanza.”

“Non possiamo continuare a raccontare la scuola italiana come se i problemi fossero soltanto emergenze temporanee – ha aggiunto Verdecchia –. Sono anni che denunciamo le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione, l’assenza di investimenti strutturali, le difficoltà legate ai trasporti, ai materiali scolastici e agli spazi, così come un modello didattico che spesso non riesce a mettere al centro le esigenze e le capacità degli studenti. Vogliamo una scuola pubblica che sia davvero accessibile, inclusiva e capace di prepararci al presente, non una scuola costretta a inseguire un mondo che cambia molto più velocemente di quanto riesca a fare il sistema educativo”.

Poche garanzie per il futuro

Gli studenti hanno anche protestato per le poche garanzie sul loro futuro. “Quando parliamo di scuola parliamo inevitabilmente anche del futuro che ci viene consegnato – ha sottolineato Verdecchia –. Non possiamo accettare che alla fine del percorso scolastico ci aspettino precarietà, salari insufficienti, difficoltà nell’accesso all’università e una crisi abitativa che rende sempre più difficile diventare autonomi. Il diritto allo studio non può essere considerato separato dal diritto a vivere, a spostarsi, a trovare una casa e a costruire la propria indipendenza”.

La crisi abitativa è un tema molto sentito tra i giovani: l’impossibilità di sostenere i costi degli affitti, la scarsità di alloggi accessibili e la progressiva esclusione degli studenti dagli spazi delle città rappresentano, secondo il sindacato studentesco, una delle principali barriere all’autonomia e alla possibilità di scegliere liberamente il proprio percorso di formazione.

Il prossimo appuntamento in piazza: il 19 settembre

In questo quadro si inserisce anche la mobilitazione in sostegno alla comunità di SpinTime Labs, verso la manifestazione nazionale prevista il 19 settembre a Roma.

“La questione abitativa è una questione studentesca e generazionale a tutti gli effetti – conclude Verdecchia –. Non possiamo accettare che studiare in un’altra città diventi un privilegio riservato a chi può permettersi affitti insostenibili, né che gli spazi sociali vengano considerati un problema invece che una risorsa per le comunità. Sostenere SpinTime significa anche difendere l’idea che le città debbano essere luoghi vissuti e attraversabili da tutte e tutti, non spazi costruiti soltanto intorno alle logiche del mercato. Saremo in piazza il 19 settembre e continueremo a mobilitarci”.

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