In Italia i “risultati di apprendimento” non sono tornati ai livelli “pre-pandemia” di Covid-19 e rimangono “fragili”: a farlo presente è stata la Commissione Europea, nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia pubblicate in queste ore.
L’esecutivo Ue ha di fatto esortato il nostro Paese a produrre “ulteriori sforzi” per affrontare i risultati scolastici “deboli e disomogenei” dell’Italia e per migliorare l’occupabilità dei laureati.
A preoccupare maggiormente è la condizione formativa dei giovani del Sud, dove “il 46% degli alunni non raggiunge le competenze di base” e gli studenti svantaggiati hanno circa “tre volte più probabilità” di ottenere risultati inferiori rispetto ai loro coetanei più avvantaggiati.
La Commissione europea, quindi, esorta l’Italia a produrre una serie di interventi, a partire da una “maggiore attenzione” e interventi “mirati” sulle scuole con i risultati peggiori, inclusi incentivi per attrarre “insegnanti esperti”, l’espansione della scuola a tempo pieno sfruttando gli investimenti infrastrutturali del Pnrr e l’ampliamento di iniziative di successo come il Piano Estate, potrebbero essere d’aiuto: in questo modo, sono convinti da Bruxelles, i nostri programmi di studio “beneficerebbero di un approccio basato sulle competenze”.
Secondo la Commissione Ue, aumentare “l’attrattiva” della professione docente risulta sempre più centrale e “fondamentale”.
A tal fine, viene auspicata una riforma della professione docente, così come previsto dai finanziamenti del Pnrr, con condizioni di impiego “più stabili” per i docenti non di ruolo, che quindi andrebbero stabilizzati in modo massiccio e progressivo, un collegamento “più chiaro” tra stipendi, qualifiche e rendimento, e maggiori opportunità di sviluppo professionale e mobilità, quindi anche verso altri comparti della pubblica amministrazione.