Una nuova ondata di calore ha invaso l’Italia: è la quarta e sembra che stavolta duri più delle precedenti, anche una decina di giorni, con temperature che torneranno a toccare i 40 gradi. Le prime conseguenze sono le vendemmie anticipate in Piemonte, il ritorno degli incendi sul Gargano e delle oasi climatiche nelle città da bollino rosso. Una delle più attive è sicuramente Bologna, dove è stata inaugurata la prima Rider House comunale, uno spazio voluto per offrire ristoro e assistenza ai ciclofattorini: potranno avere a disposizione acqua, fresco, ma anche WiFi, punti di ricarica per telefoni e biciclette elettriche e un’area dove sostare senza obbligo di consumazione.
A Bologna, dopo quella dei giorni passati, torna la protesta dei genitori di asili nido e ora anche scuole d’infanzia, che hanno diffidato il Comune denunciando aule sovraffollate senza sistemi di climatizzazione, inadeguate per ondate di calore ormai tutt’altro che occasionali.
Le famiglie dei piccoli sembrano determinate. Si sono unite alla diffida anche un gruppo di genitori di una scuola d’infanzia e la mobilitazione: se a settembre non ci sarà un piano operativo accompagnato da risorse, minacciano di passare alla sospensione delle rette. Poi, sostengono, che la pensano come loro anche gli educatori (anche se al momento da questo fronte non risultano proteste).
“Non solo noi genitori – spiegano i promotori – ma anche educatrici ed educatori chiedono che i luoghi in cui bambine e bambini trascorrono ogni giorno otto ore siano sicuri e adeguati”.
“Risulta grave – fanno sapere le famiglie – che l’Amministrazione non risponda spontaneamente, né venga chiamata a rispondere alla richiesta più importante della diffida”, ovvero “quali interventi sono programmati e con quali tempi; se e in che modo il rischio da stress termico è stato valutato nel documento di valutazione dei rischi; quali ulteriori misure verranno adottate per garantire la salute e la sicurezza dei bambini nelle giornate di caldo intenso e nel mese di settembre 2026”.
Secondo i genitori, “a oggi, Comune e Regione continuano a scaricare le proprie responsabilità senza offrire una risposta strutturale. I ‘pinguini’ possono essere una soluzione emergenziale, ma non un piano per affrontare il caldo estremo che ogni anno mette in difficoltà nidi e scuole dell’infanzia”. “La crisi climatica richiede certamente investimenti nazionali, ma l’assenza di un piano statale non può diventare un alibi per non intervenire“.
I genitori chiedono, per concludere, “un cronoprogramma verificabile, impegni scritti e le risorse necessarie per realizzare gli interventi”.