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Studenti ordinano cibo a scuola con il delivery, ma arriva lo stop dei dirigenti: sanzioni disciplinari per chi non si adegua

Un video diventato virale su TikTok e Instagram mostra un fattorino che consegna del cibo direttamente dalla finestra di un’aula scolastica. Un’immagine che fa sorridere, ma che ha riacceso il dibattito su un fenomeno in crescita: il food delivery a scuola. Da un lato i dirigenti scolastici, che vietano la pratica a colpi di circolari. Dall’altro gli studenti, che per oltre l’80% la difendono.

I dirigenti bloccano la possibilità del delivery

C’era una volta la stagnola, il bar sotto casa, la corsa prima della campanella. Oggi la merenda si ordina con un tap. Il caso esploso sui social nelle scorse settimane non è un episodio isolato: il food delivery negli istituti scolastici è una pratica molto più diffusa di quanto si pensi. A confermarlo è un sondaggio di Skuola.net condotto su 2.859 studenti: oltre otto su dieci si dichiarano contrari ai divieti imposti dalle scuole. Per molti ragazzi non si tratta di una provocazione, ma di una necessità concreta, soprattutto in istituti privi di bar interno o situati in zone periferiche, dove le uniche alternative sono le vending machine, cariche di snack confezionati.

I dirigenti scolastici di tutta Italia stanno rispondendo con circolari di divieto, in alcuni casi accompagnate da sanzioni disciplinari. Le motivazioni non riguardano l’appetito degli studenti, ma precisi obblighi normativi. Il primo problema è la sicurezza degli accessi: i rider sono soggetti esterni non tracciabili. Il secondo è la tracciabilità alimentare: la scuola non può garantire la sicurezza di cibi preparati e trasportati all’esterno, con rischi concreti per chi soffre di allergie. Il terzo è il disturbo alla didattica: il viavai durante le lezioni compromette la normale attività scolastica e di sorveglianza.

Un compromesso è possibile?

Il nodo non è solo disciplinare, ma culturale. Gli studenti non chiedono di ordinare sushi ogni giorno, ma un margine di flessibilità: poter ricorrere al delivery in caso di necessità — un pranzo dimenticato, un rientro pomeridiano — con orari e punti di consegna concordati. L’episodio del rider alla finestra racconta di una generazione abituata all’on-demand, ma accende anche i riflettori su un problema reale: cosa mangiano i ragazzi a scuola, e con quali alternative.

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