il ministro britannico dell’istruzione invita i diplomati di scuola superiore a non iscriversi alle facoltà umanistiche perché “sono inutili”. E suscita reazioni variegate: chi plaude a tanta praticità e sincerità e chi invece condanna un messaggio che riduce lo studio a una questione utilitaristica e produttivistica.
La questione è vecchia: già gli antichi romani avevano capito che “carmina non dant panem” (“con la poesia non si mangia”), concetto ripreso secoli dopo dai tedeschi, che parlavano di “brotlose Kuenste” (“arti che non danno da mangiare”).
Occorre essere chiari, anche a rischio di essere brutali: vuoi studiare discipline umanistiche? Prego, accomodati! Ma, ma … sappi che tali discipline potrebbero non essere quelle che ti danno da mangiare. A meno che tu non sia ricco di tuo e possa quindi permetterti il lusso di non dover lavorare per vivere. Ma quanti (pochi) possono permettersi questo lusso?
La maggior parte della popolazione umana, cioè quella che non può permettersi questo lusso, deve accedere agli studi umanistici solo per il piacere dell’ apprendimento, senza aspettarsi chissà quali ritorni economici dagli studi. Diversamente si ingenerano delusioni e frustrazioni ben difficili da sopportare.
Daniele Orla