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Studio o lavoro?

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Ieri il ministro Poletti, ospite della Bignardi, ha dichiarato di condividere la posizione di Briatore, intervistato nella puntata precedente: “Non serve studiare, bisogna che i giovani inizino subito, il più presto possibile a lavorare, qualunque sia il lavoro svolto”.
Sia Briatore che Poletti basano la loro convinzione sulla loro esperienza personale. Ma, se ci si basa sui dati statistici, tutti gli studi nazionali e internazionali dimostrano che chi studia ha molte più possibilità di lavorare e di guadagnare di chi non studia.
Un conto è dire ai giovani che, mentre studiano, possono fare qualche piccolo lavoretto nel periodo estivo. E chi non l’ha mai fatto? Questo è normale. Ma mollare tutto a 16 anni, partire in Africa a fare il cameriere, come consiglia Briatore, è come giocare a un gioco d’azzardo: uno vince (Briatore) e tutti gli altri perdono, altro che storie! Voglio proprio vedere se Briatore, quando suo figlio avrà 16 anni, lo manderà in Africa a fare il cameriere.
Per quanto riguarda il Ministro Poletti, lui faceva parte di una famiglia numerosa e doveva, ogni mattina, pompare l’acqua alle mucche da quando aveva sei anni. Ma che esempi porta? Lui era obbligato a fare quel lavoro, non poteva scegliere. Poi gli è andata bene ed è diventato Ministro, ma quanti nelle sue stesse condizioni, non avendo avuto la possibilità di studiare, hanno perso molte opportunità, sono diventati imprenditori agricoli non molto preparati e hanno portato la propria azienda al fallimento? Chi studia ha molte più opportunità perché ciò che si può imparare solo con l’esperienza, pur preziosa ed importantissima, è enormemente meno di ciò che si può apprendere con lo studio. Ministro Poletti, non so se lei a dei figli, ma le chiedo: che facevano a sei anni? Si alzavano alle 5 del mattino e lavoravano per un’ora e mezza? Credo di no, anche perché, se così fosse, le avrebbero tolto l’affidamento.
Insomma, se abbiamo scherzato va bene, ma se queste sono le idee della nostra classe dirigente, non siamo messi molto bene, perché dimostrano di non avere la minima idea di come si possa uscire dalla crisi.