Qualche considerazione in merito agli esiti del divieto di utilizzo del cellulare nella scuola secondaria di secondo grado, sancito dalla Circolare Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, che stabilisce il divieto assoluto di utilizzo del telefono durante tutto l’orario scolastico.
Ad anno scolastico da poco concluso credo sia venuto il momento di tirare le somme in modo molto schietto. Parlo per esperienza, come docente che ha svolto lezione in undici classi dalla prima alla quinta, senza alcuna pretesa di inferire l’universo da questo campione, ma avendo nel contempo la consapevolezza che si tratta di un’esperienza molto significativa.
Ebbene, sulla scorta della mia esperienza si è trattato di un totale fallimento del divieto. Voglio essere ancora più esplicito: in una scala da zero a dieci, la circolare del ministro Valditara ha prodotto come risultato zero. Zero assoluto. Ovvero, non è cambiato nulla.
Ma com’è possibile, si dirà? La risposta è molto semplice. Il cellulare, talvolta riposto nello zaino, veniva tirato fuori, alla bisogna, e utilizzato alla chetichella. Esattamente come prima. Più semplice di così.
“Talvolta”, ho scritto. Già, perché nello zaino, poi, lo riponevano a dire il vero solo i più “virtuosi” tra gli alunni; molti neanche a parlarne: sempre in tasca. Ergo, richiami, richiami, note, nel consueto, sempiterno valzer: tutto esattamente come prima, appunto. Niente di nuovo sotto il sole.
Con le relative, consuete perdite di tempo (e di energie), a danno del docente e della classe. Questa è stata la realtà, ministro Valditara: nessun cambiamento, tutto esattamente e tristemente come prima.
Dunque, in non poche scuole è stato posto di fatto ancora a carico dei docenti-gendarmi il vigilare, il richiamare, il perdere tempo nello scrivere note perlopiù inutili, sottraendo tempo alle lezioni.
Già, ma – si dirà – dopo le note, almeno i provvedimenti disciplinari sono stati adottati? Si vada a verificare in quanti casi sono stati comminati, almeno in certe scuole, per l’uso del cellulare. Il ministro, se vuole, può verificare a campione.
Ma allora – si potrebbe ancora ribattere – che cosa bisognava fare?
Serviva più coraggio: tutto qui. Più coraggio e… meno autonomia scolastica, per impartire ordini chiari alle scuole.
Il cellulare non deve entrare in classe, punto. Questo andava detto. Oppure, in alternativa: le scuole sono tenute a dotarsi di appositi contenitori in cui gli alunni devono riporre il cellulare all’inizio delle lezioni per ritirarlo solo alla fine delle stesse.
Il problema sarebbe stato così risolto del tutto e ovunque? Certo che no. Qualche scuola, tra le tante, tantissime, avrebbe sgattaiolato ancora: ci sta, è nella matematica, nella statistica. Però sarebbe stata un’indicazione molto più chiara ed esplicita e sarebbe stato più difficile per le scuole dribblare la circolare applicando soluzioni di comodo e auto-deresponsabilizzanti.
Tutto, invece, è stato ancora una volta demandato alla “scuola dell’autonomia”. Risultato: ogni scuola ha fatto quello che ha voluto.
E le scuole che, anche per evitare l’assunzione di qualsivoglia responsabilità, hanno optato per la soluzione più facile, ovvero semplicemente lo zaino come custodia del cellulare, di fatto hanno mantenuto lo status quo ex ante. Cioè, appunto, non è cambiato nulla. E hanno fatto finta di niente, mettendo la testa sotto la sabbia.
Qualche tempo fa ho letto una dichiarazione che suonava come trionfale da parte del ministro, il quale riportava il dato, altissimo, delle scuole che “già” – si fa per dire, dopo molti mesi – avevano modificato il regolamento scolastico per incorporare il nuovo divieto.
Caro ministro, mi permetto di farle osservare che un conto è modificare qualche riga – magari anche malamente, si vada a controllare – in un regolamento riportato nel sito della scuola; altro è la realtà quotidiana. Sono mondi diversi, universi paralleli che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Si può scrivere quello che si vuole e poi ignorarlo bellamente e quotidianamente, come l’esperienza insegna, e non solo nella scuola.
La conclusione? È molto amara, ovviamente.
Per mia esperienza si tratta dell’ennesima manifestazione di gattopardismo all’italiana: si voleva far credere che tutto sarebbe cambiato, mentre non è cambiato assolutamente nulla. Perlomeno, ci sono scuole, verosimilmente non poche, dove le cose sono andate esattamente così.
Ciao ciao circolare ministeriale. Con buona pace dei docenti-gendarmi.
Sergio Mantovani