Il tema del rapporto tra scuola e tecnologia torna al centro del dibattito pubblico. I dati più recenti pubblicati dal Ministero mostrano una diffusione capillare di misure restrittive sull’uso degli smartphone in classe, segno di una crescente attenzione verso il benessere e la concentrazione degli studenti.
Come riportato da Il Sole 24 ore, in circa il 90% degli istituti scolastici italiani sono attive forme di limitazione o divieto degli smartphone durante le lezioni. Le modalità variano: nel 72,9% dei casi il divieto è inserito sia nel regolamento d’istituto sia nel patto educativo, mentre una quota minore lo prevede in uno solo dei due documenti. Più contenuta la percentuale di scuole senza restrizioni. Il monitoraggio del Ministero evidenzia una tendenza consolidata, con regole sempre più formalizzate. Dal dicastero si sottolinea che: “Le misure adottate puntano a favorire un ambiente di apprendimento più efficace e meno dispersivo”.
Oltre al divieto formale, le scuole adottano diverse strategie operative. Nel 64,2% dei casi gli smartphone restano nello zaino, mentre il 25,5% degli istituti prevede la custodia in appositi contenitori in aula. Più limitate le soluzioni come la consegna all’ingresso o i controlli periodici da parte dei docenti. Queste pratiche mirano a ridurre distrazioni e utilizzi impropri durante le ore di lezione. Alcuni dirigenti scolastici osservano che: “La gestione chiara dei dispositivi aiuta a prevenire conflitti e a responsabilizzare gli studenti”.
Accanto al tema degli smartphone emerge quello dell’intelligenza artificiale, ancora in fase di adozione in molti istituti: il 50,8% si trova in una fase iniziale, mentre il 45,9% ha già introdotto linee guida. Resta però aperto il confronto politico sui limiti più stringenti. In Italia, a differenza di altri Paesi europei, le norme più rigide sono ancora in discussione. Esperti del settore evidenziano che “la sfida non è solo vietare, ma educare a un uso consapevole delle tecnologie”.