Si svolgono oggi, mercoledì 4 novembre, alle ore 15:00 alla Camera dei Deputati, le interrogazioni a risposta immediata al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Le interrogazioni hanno come oggetto le seguenti tematiche.
– Per sapere – premesso che:
la scuola italiana oggi vive una situazione complessa, caratterizzata da numerose criticità che ne compromettono la qualità e l’efficacia. Il sistema di istruzione rischia così di perdere il suo ruolo fondamentale di strumento di crescita, inclusione e mobilità sociale. È necessario investire non soltanto in strutture e tecnologie, ma soprattutto nelle persone e nella qualità dell’insegnamento;
l’articolo 66, comma 5, lettera a), del disegno di legge di bilancio 2027-2029 prevede, a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028, una riduzione strutturale di 4.925 posti di personale docente;
secondo quanto rilevato dall’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica in una nota del 16 ottobre 2026, tra il 2015 e il 2024 il numero degli studenti iscritti alle scuole statali è diminuito del 10 per cento, mentre quello degli insegnanti è aumentato del 16 per cento, determinando un incremento del rapporto tra docenti e alunni;
la medesima nota evidenzia, inoltre, come in Italia il rapporto tra insegnanti e studenti risulti superiore sia alla media Ocse sia alla media dell’Unione europea in tutti i livelli di istruzione;
alla luce di tali dati, la carenza numerica di insegnanti non sembra rappresentare una delle criticità del sistema scolastico italiano;
le principali problematiche appaiono piuttosto riconducibili alle modalità di reclutamento del personale docente e all’assenza di una differenziazione retributiva che tenga conto delle funzioni svolte, dell’area geografica di assegnazione e della valutazione della professionalità –:
quali iniziative normative il Governo intenda intraprendere per avviare una riforma organica e complessiva del sistema di reclutamento e di retribuzione del personale docente, fondata sul superamento del meccanismo delle graduatorie, sull’introduzione della chiamata diretta da parte delle istituzioni scolastiche attraverso appositi comitati di valutazione e sulla differenziazione del trattamento economico in relazione al merito, alle funzioni esercitate e alle aree geografiche di assegnazione.
(3-02995)
– Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, il disegno di legge di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, prevedrebbe, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, un’ulteriore riduzione pari a 4.925 posti di docente dell’organico dell’autonomia e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata), per un totale di 6.974 posti in meno;
stando ancora a quanto riportato dagli organi di stampa, il Ministro interrogato non sembra essere stato preventivamente informato degli interventi di drastica riduzione di organico di cui sopra;
tale intervento si aggiunge ai circa 8.000 posti già soppressi con la manovra finanziaria del 2025, portando a quasi 15.000 la contrazione complessiva degli organici scolastici nell’arco di due anni;
una scelta che trasforma in strutturale una misura inizialmente presentata come transitoria, utilizzando il calo demografico come giustificazione per una riduzione della spesa, anziché come occasione per migliorare la qualità del sistema di istruzione;
la diminuzione dei docenti rischia di compromettere ulteriormente le attività di recupero degli apprendimenti, il contrasto alla dispersione scolastica, l’inclusione e il potenziamento dell’offerta formativa, mentre il taglio del personale Ata potrebbe aggravare le già diffuse difficoltà organizzative delle scuole, incidendo sul funzionamento delle segreterie, sulla vigilanza e sulla sicurezza degli edifici;
appare inoltre evidente, sempre da notizie stampa, l’assenza, nella manovra, di un adeguato piano di investimenti e di misure concrete a sostegno del comparto scolastico, a fronte di esigenze strutturali che richiederebbero risorse immediate;
il calo della popolazione scolastica dovrebbe rappresentare un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe, rafforzare gli organici e migliorare la qualità della didattica, non un’occasione per procedere a ulteriori tagli –:
se il Ministro interrogato sia stato previamente informato dell’ulteriore taglio di 6.974 posti di personale docente e Ata previsto a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028 e abbia espresso una propria valutazione in merito, chiarendo come intenda giustificare una scelta che, sommata ai tagli già disposti dalla legge di bilancio 2025, comporterebbe la soppressione di quasi 15.000 posti nell’arco di due anni, con gravi ripercussioni sul diritto allo studio, sulla qualità dell’offerta formativa e sulle condizioni degli alunni, delle famiglie e del personale scolastico.
(3-02996)
— Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni sono stati messi in campo importanti investimenti per la riqualificazione, la messa in sicurezza e la modernizzazione del patrimonio edilizio scolastico italiano, con un impulso significativo impresso in particolare nel corso della XIX legislatura, attraverso l’utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e l’attivazione di ulteriori stanziamenti nazionali;
in particolare, tra risorse nazionali e Piano nazionale di ripresa e resilienza, sono stati investiti circa 23 miliardi di euro per l’edilizia scolastica. Gli interventi autorizzati hanno consentito di avviare la ristrutturazione di circa 8.600 edifici, pari a circa il 20 per cento delle scuole italiane, con risultati significativi anche sul fronte della sicurezza, dell’adeguamento sismico e della riqualificazione degli spazi. A queste risorse si aggiungono, tra gli altri, 515 milioni di euro destinati al potenziamento delle mense scolastiche e 335 milioni per il miglioramento delle palestre, contribuendo a rendere gli istituti luoghi sempre più moderni, inclusivi e funzionali. Sono state inoltre previste risorse aggiuntive per 1,2 miliardi di euro rispetto ai 3,9 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati alla messa in sicurezza, all’adeguamento sismico, alla riqualificazione degli spazi e all’abbattimento delle barriere architettoniche;
questo impegno deve proseguire, affrontando nuove priorità legate ai cambiamenti climatici in atto, poiché l’aumento delle temperature, le ondate di calore e gli eventi meteorologici estremi rendono sempre più urgente disporre di edifici scolastici adeguati, confortevoli e capaci di garantire condizioni ottimali per lo svolgimento delle attività didattiche;
in tale prospettiva, l’efficientamento energetico degli istituti scolastici rappresenta una priorità strategica: intervenire su isolamento termico, infissi, impianti di riscaldamento e raffrescamento, sistemi di ventilazione e produzione di energia da fonti rinnovabili significa migliorare il benessere di studenti e personale, ridurre i consumi e contenere i costi energetici a carico degli enti locali –:
quali risorse siano attualmente previste dal Ministero dell’istruzione e del merito per sostenere interventi di efficientamento energetico degli edifici scolastici e quali ulteriori risorse il Governo intenda mettere in campo, anche attraverso la programmazione nazionale ed europea, al fine di proseguire il percorso di ammodernamento del patrimonio scolastico e renderlo sempre più sostenibile, sicuro e resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici.
(3-02997)
— Per sapere – premesso che:
da quanto si apprende a mezzo stampa, non essendo, all’atto della redazione, ancora pubblicato ufficialmente il testo del prossimo disegno di legge di bilancio, il Governo avrebbe previsto, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, 4.925 posti docenti e 2.049 posti Ata in meno, per un totale di 6.974 unità. A tali cifre si aggiungono i tagli già decisi con la legge di bilancio 2025, per un totale complessivo di 14.808 posti in meno;
i territori delle aree interne risentono da tempo di gravi fenomeni di spopolamento, a causa di una progressiva perdita di attrattività che sta spingendo, soprattutto i più giovani, a trasferirsi nei grandi centri urbani del Paese;
al fine di invogliare famiglie e giovani a risiedervi, il tema dei servizi educativi e di un rinnovato investimento sul capitale umano delle aree interne assume un rilievo centrale. Va assolutamente attivata e valorizzata la connessione diretta tra la volontà delle famiglie di risiedere in ambienti dove la qualità della scuola resti elevata e dove permangano, comunque, i servizi essenziali, la volontà dei giovani di esplorare orizzonti differenti di formazione post-secondaria e la volontà delle imprese finalizzata a ricercare in questi territori risorse umane di grande interesse;
al contrario, la chiusura delle scuole o l’accorpamento di istituti situati in comuni diversi rappresenta una fonte di disagio per molte famiglie, che sono a loro volta indotte ad abbandonare il territorio per alleviare i problemi che ne scaturiscono, in un circolo vizioso apparentemente inarrestabile;
lo stesso Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2202 del 2025, ha ribadito come la chiusura delle scuole collocate in territori montani possa essere giustificata esclusivamente da circostanze eccezionali, richiamando altresì l’articolo 44 della Costituzione, il quale prevede l’adozione di «provvedimenti a favore delle zone montane» finalizzati a ridurre le disuguaglianze tra aree centrali e periferiche;
le scuole nelle aree interne non svolgono soltanto un compito formativo, essendo anche presidi di coesione sociale e di contrasto allo spopolamento e offrendo potenzialmente migliori prospettive future a comunità che rischiano progressivamente sempre più di dissolversi –:
quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di contrastare la progressiva contrazione dell’offerta scolastica nelle aree interne già soggette a gravi fenomeni di spopolamento, anche attraverso un potenziamento dei servizi scolastici esistenti, al fine di evitare che la chiusura degli istituti scolastici e la riduzione dei docenti si traduca in un ulteriore impoverimento dei servizi educativi in queste comunità.
(3-02998)
— Per sapere – premesso che:
rispetto alla spesa pubblica complessiva l’Italia destina all’istruzione appena l’8 per cento, a fronte di una media dell’Unione europea del 9,7 per cento e di punte superiori al 14 per cento in Paesi come Svezia ed Estonia;
le retribuzioni del personale del comparto istruzione e ricerca si confermano tra le più basse dell’intero pubblico impiego. Inoltre, il rapporto Ocse Education at a glance (2026) evidenzia come gli insegnanti italiani siano tra i meno pagati del continente, una penalizzazione che riguarda tutti i gradi dell’istruzione. Un insegnante italiano con quindici anni di carriera è nettamente indietro rispetto ai colleghi tedeschi, olandesi, austriaci e spagnoli. E c’è un dettaglio che aggrava il quadro: dopo i primi dieci anni, lo stipendio di un docente italiano non sale più. La carriera è piatta, bloccata, senza scatti significativi fino alla pensione. Inoltre, a causa dell’inflazione, il personale scolastico ha perso 21.507 euro di potere d’acquisto nel periodo 2022-2027, nonostante l’enfasi del Ministro interrogato sui rinnovi contrattuali;
la Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 13 maggio 2026, ha condannato l’Italia per l’inadempimento rispetto alla normativa europea in materia di lavoro a tempo determinato, affermando che il sistema italiano non prevede misure adeguate ed efficaci per prevenire e contrastare l’abuso dei contratti a termine del personale Ata;
secondo fonti di stampa, lo stesso Ministro interrogato sarebbe rimasto sorpreso dall’ulteriore riduzione dell’organico previsto dal disegno di legge di bilancio;
negli ultimi dieci anni le scuole italiane hanno già perso quasi un milione di studenti, ma l’aumento di iscritti non italiani, pari al 16 per cento, ha mitigato gli effetti. Secondo la Fondazione Agnelli nei prossimi quindici anni i posti vuoti raddoppieranno, fino alla cifra di 1.975.000 studenti in meno nel 2040. Ciò che non viene mai ridotto è, però, il numero, eccessivo, di alunni per classe che, invece, disegnerebbe una scuola capace di prendersi cura di ogni alunno e alunna, assicurando un ambiente formativo imperniato sulla qualità del lavoro dei docenti e sul benessere degli studenti;
il Paese ha bisogno di investire su una scuola pubblica di qualità e non di incentivare chi sceglie le scuole private –:
se, rispetto a quanto descritto in premessa, non ritenga che sia arrivato il momento di invertire la rotta degli ultimi anni e investire sul comparto istruzione, anche al fine di ridurre il numero di studenti per classe, che rappresenterebbe uno degli investimenti più strategici e fruttuosi per la competitività e la resilienza economica e sociale del Paese.
(3-02999)
— Per sapere – premesso che:
il Governo in carica ha riportato l’istruzione al centro del dibattito politico internazionale, riaffermando il suo valore di motore di sviluppo e di crescita personale e restituendo alla scuola italiana la dignità e la centralità che merita anche nello scenario internazionale;
in particolare, le politiche attuate dal Ministro interrogato hanno delineato un profondo percorso di riforma strutturale, volto a scardinare il precariato storico, a rivalorizzare il personale della scuola e a innalzare le performance educative degli studenti italiani;
sul fronte del reclutamento, l’efficacia del piano straordinario di immissioni in ruolo e l’attuazione delle linee del Piano nazionale di ripresa e resilienza stanno producendo risultati importanti, con il traguardo di oltre 206.000 assunzioni stabili tra docenti e personale Ata dal 2023, a cui si è aggiunto il via libera per l’anno scolastico in corso a ulteriori 61.000 stabilizzazioni complessive;
per l’avvio dell’anno scolastico 2025/2026, l’accelerazione impressa dall’amministrazione ha consentito di immettere in ruolo 41.901 nuovi docenti, chiudendo le procedure con ben tre settimane di anticipo rispetto all’anno 2024/2025, con l’assunzione di quasi 14.000 insegnanti di sostegno e l’immissione in ruolo di oltre 6.000 docenti di religione cattolica, sbloccando una procedura ferma dal 2004;
in tema di tutele, la valorizzazione del personale è passata da un significativo stanziamento economico di 386 milioni di euro complessivi per il triennio 2025-2027, a cui si aggiungono i recenti rifinanziamenti introdotti dal cosiddetto decreto scuola per l’anno scolastico in corso, e da una decisa spinta ai rinnovi contrattuali, finalizzati a recuperare il potere d’acquisto dei salari e a riconoscere, nei fatti, la dignità professionale del personale scolastico;
i frutti di questa stabilità e degli investimenti mirati – come le figure dei docenti tutor e orientatori e l’agenda Sud – trovano un riscontro oggettivo nei dati emersi dalle rilevazioni nazionali Invalsi 2026, che certificano come l’Italia abbia abbattuto la dispersione scolastica al minimo storico del 7,3 per cento, superando ampiamente l’obiettivo europeo del 9 per cento fissato per il 2030: le attività di tutoring, mentoring e orientamento hanno coinvolto circa 2,6 milioni di studenti, contro gli 820.000 programmati, portando al recupero di circa 520.000 giovani a rischio abbandono –:
quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere, in sinergia con gli enti locali e le istituzioni scolastiche, per consolidare questo trend positivo, anche alla luce dei traguardi raggiunti.
(3-03000)
— Per sapere – premesso che:
come evidenziato anche dall’Associazione nazionale presidi e dalle organizzazioni sindacali, a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028 si prospetta un’ulteriore riduzione delle dotazioni organiche delle istituzioni scolastiche, pari a 4.925 posti di personale docente e 2.049 di personale Ata, per un totale di quasi 7.000 posti;
tali contrazioni si aggiungerebbero ai tagli già disposti dalla legge di bilancio 2025 (pari a 5.660 docenti e 2.174 Ata), portando a quasi 15.000 la contrazione complessiva dei posti di organico nell’arco di un triennio;
la Carta del docente ha subìto un ridimensionamento da 500 a 383 euro per l’anno scolastico 2025/2026, a cui si aggiungono le forti preoccupazioni per l’orientamento ministeriale di trasformare lo strumento in una generica «Carta dei servizi» per il welfare aziendale, con il rischio di snaturarne la finalità originaria e depauperare le risorse destinate alla formazione professionale;
nelle ultime settimane si sono diffuse in tutto il Paese mobilitazioni studentesche per chiedere maggiori investimenti nella scuola pubblica, strutture adeguate e un effettivo ascolto da parte delle istituzioni;
destano grave allarme gli episodi denunciati dalle organizzazioni sindacali (Flc Cgil): l’intervento delle forze dell’ordine al liceo Giordano Bruno di Roma durante una mobilitazione, con l’accompagnamento di studenti in commissariato; le perquisizioni preventive segnalate al liceo Amaldi di Roma per ostacolare la partecipazione ai cortei; nonché l’accesso delle forze dell’ordine in alcune scuole di Crotone per acquisire informazioni sulla prevista partecipazione studentesca alla manifestazione indetta in occasione dello sciopero generale del 30 ottobre 2026;
tali vicende sollevano profondi interrogativi sul rispetto delle libertà democratiche e del diritto a manifestare, evidenziando il rischio che la protesta giovanile venga trattata prevalentemente come una questione di ordine pubblico, laddove la scuola deve rimanere luogo di pensiero critico e dialogo –:
quali iniziative concrete di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per rispondere alle istanze del mondo della scuola e degli studenti attraverso investimenti strutturali, il rafforzamento degli organici e la valorizzazione della formazione e dell’ascolto nelle istituzioni scolastiche attraverso il confronto democratico, anziché la mera gestione securitaria.