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Tempo pieno in Emilia-Romagna: la vertenza è ormai aperta

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In Emilia-Romagna non basta la mediazione di Emanuele Barbieri, direttore generale del Ministero della Pubblica Istruzione ed ex segretario nazionale di Cgil-Scuola prima di Enrico Panini, per mettere pace fra sindacati e Ufficio scolastico regionale: l’incontro svoltosi nella mattinata del 9 marzo sui problemi dell’organico e del tempo pieno si è concluso con un nulla di fatto, tanto che i sindacati confederali parlano di esito “deludente”.
Curiosamente, nelle stesse ore, il Ministro Fioroni intervenendo sempre a Bologna ad un convegno sull’istruzione tecnica coglieva l’occasione per assicurare che il tempo pieno non verrà ridotto.
In Emilia-Romagna il problema del tempo pieno è ormai all’ordine del giorno di incontri sindacali quasi quotidiani, assemblee autoconvocate e documenti ufficiali: va segnalato in proposito anche la presa di posizione del Consiglio comunale di Bologna con cui si chiede al Ministro di prestare particolare attenzione ai problemi della scuola cittadina e regionale in genere.
L’incontro svoltosi il 9 marzo presso la direzione regionale riveste un particolare significato perché l’insoddisfazione sindacale potrebbe dare origine anche a concrete azioni di mobilitazione.
I Cobas d’altronde hanno già proclamato uno sciopero regionale proprio sulla questione degli organici, sottolineando la piena continuità fra le scelte dell’attuale Amministrazione e quelle dell’ “era Moratti”.
Proprio nell’intento di “tenere calme l’acque”, il Ministero aveva mandato in missione a Bologna addirittura 3 dirigenti centrali (Fiori, Cosentino e Barbieri) per garantire che alla regione Emilia-Romagna era stato riservato persino un “trattamento di favore” (così almeno sostengono i sindacati nel loro comunicato).
Sarebbe peraltro interessante sapere con precisione a cosa intenda riferirsi il Ministero quando parla di “trattamento di favore” e soprattutto quali motivazioni avrebbero indotto l’Amministrazione centrale ad una scelta del genere.
E’ probabile che l’espressione si riferisca al fatto che l’Emilia Romagna è la regione in cui il taglio è stato particolarmente ridotto in termini assoluti (60 posti), anche se è altrettanto fuori dubbio che l’incremento di alunni (13mila alunni) è stato molto più elevato di quello di tante altre regioni.
I dubbi tuttavia restano è quindi un chiarimento del Ministero potrebbe forse servire e rendere più trasparente tutta l’operazione.
Il caso dell’Emilia-Romagna è assurto agli onori delle cronache per il forte pressing sindacale, ma anche in altre regioni la situazione è difficile: a Milano e a Torino i problemi sono molto simili e anche in queste città, per il 2007/2008, sarà difficile garantire il tempo pieno a tutte le classi di scuola primaria per le quali è stata fatta richiesta.