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18.02.2026

Tentativi di rapimento di bambini, altro caso: allerta tra i docenti. Cosa rischiano se li consegnano a estranei?

Si è verificato l’ennesimo caso di tentativo di rapimento di un bambino: stavolta tutto è successo a Caivano, nel napoletano, sempre all’ingresso di un supermercato, nella giornata di ieri, 17 febbraio. “Questo non è tuo figlio, dammelo“, questo quello che si è sentita dire una donna da parte di un uomo, 45 anni, ghanese.

Poi l’uomo, come riporta Il Corriere della Sera, si è avventato sul bambino cercando di prenderlo in braccio. Sono stati momenti concitati: la madre si è piazzata davanti al figlio, lo ha coperto con il corpo ed è rientrata nel supermercato verso le casse. 

L’uomo l’ha seguita anche all’interno, come se nulla potesse fermarlo. Una cassiera è intervenuta e ha fatto da scudo a sua volta tra il bambino e quell’uomo. Poi, all’improvviso, il dietrofront. Il 45enne si è allontanato in fretta ed è scappato.

L’uomo è stato rintracciato poco dopo nei pressi del supermercato ed arrestato: era con precedenti e visibilmente ubriaco, l’accusa è tentato sequestro di persona. Ora è in carcere, a disposizione dell’autorità giudiziaria. 

I precedenti

Una scena simile a quella che ha fatto tanto scalpore: il 14 febbraio, a Bergamo, un uomo di cittadinanza romena, sempre in un supermercato, ha cercato di rapire una bambina tirandola a sé così forte da romperle il femore.

Qualche giorno ancora prima un tentativo di rapimento in un asilo di Roma, per fortuna, anche in questo caso, non andato a buon fine. L’11 febbraio una donna si è finta babysitter ed ha cercato di prendere una bambina-

“Mi congratulo con le insegnanti per la prontezza e il grande senso di responsabilità dimostrati in occasione del tentato rapimento”, ha detto qualche ora dopo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

“La normativa vigente – ha ricordato il titolare del Mim – esclude la possibilità di uscita autonoma in particolare per i bambini frequentanti le scuole dell’infanzia che vanno sempre riconsegnati ai genitori o a chi è da questi delegato. Bene hanno fatto anche le dirigenti delle contigue scuole statali a ricordare a docenti e famiglie le regole vigenti. È importante accertare ora i responsabili del gravissimo atto e le sue motivazioni”.

La procedura

Come ha ricordato Roma Today, la procedura per il ritiro di un bambino da scuola, nel caso in cui i genitori risultassero impossibilitati, è permessa con la delega di una persona. Per far ciò, è necessario compilare una modulistica messa a disposizione dalla scuola stessa. Alla documentazione, inoltre, bisogna allegare la copia di un documento di identità valido e con una foto chiara, dove il volto possa essere perfettamente riconoscibile.

Ogni scuola, come è possibile vedere sui siti Internet, ha un proprio modello di delega per il ritiro dei bambini o comunque degli alunni minorenni, firmata dai genitori, che può durare per tutto l’anno scolastico o solo temporaneamente.

Cosa rischiano i docenti?

Ma cosa sarebbe accaduto se la scuola avesse creduto alla donna e gli avesse consegnato la bambina, senza fare le dovute verifiche? Avrebbero commesso un reato? In linea generale, solo il giudice può decidere se mandare o no a processo dei dipendenti, in questo il personale Ata e le maestre che in questo caso, con leggerezza, avrebbero consegnato la bimba alla donna.

Invece, di certo, a tutti i dipendenti coinvolti il dirigente scolastico avrebbe fatto pervenire nel volgere di pochi giorni una contestazione d’addebito scritta, a seguito della quale si sarebbe chiesto ad ognuno di spiegare la dinamica e i motivi del comportamento assunto.

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