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Test Invalsi anche all’università

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Intanto risponde subito alle osservazioni del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, dicendo che le responsabilità sono oltre che del sistema scolastico e universitario, anche del sistema imprenditoriale che cerca “qualifiche più basse rispetto a quelle offerte dai giovani. Io penso che esista un problema; la qualifica non corrisponde alla competenza”.
Ciò che conta, precisa la ministra è “quello che si sa fare mentre nel dibattito politico c’è troppa attenzione al punteggio per ottenere i titoli necessari. Preferisco i concorsi che premiano la competenza e vorrei che le università venissero valutate” attraverso “le competenze in uscita dall’università e confrontarle” .
Per fare ciò, specifica Carrozza, bisogna partire dal metodo Invalsi (nonostante sul metodo dei test abbiano epresso, anche recentemente, un parere negativo diversi pedagogisti, docenti, intellettuali che ritengono che i test non servono per valutare il pensiero critico, ndR) che va migliorato e adattato all’università: voglio sapere se gli studenti escono dagli atenei con una laurea in grado di essere alla pari con quelle di altri Paesi”. Infatti, dice la ministra, “nell’ultima analisi Ocse-Pisa c’era un dato che secondo me è drammatico: la media dei laureati italiani ha competenze paragonabili a quelle di uno studente di scuola secondaria del Giappone. Le politiche dell’istruzione degli ultimi 20 anni hanno portato scarsi risultati, è necessario cambiare rotta”. E per cambiarla ci vogliono “norme diverse che rispettino la specificità del lavoro dei professori.”
Intanto, specifica la ministra bisognerebbe sbloccare il turn-over per rompere “il muro che ha bloccato ogni possibilità di rinnovamento. Io invece penso che sia necessario garantire un cambiamento in base a selezioni che seguono criteri internazionali. Vorrei anche che il mondo dell’istruzione scolastica e quello universitario si parlassero. Se i ragazzi escono da scuola con una preparazione non all’altezza dei loro coetanei degli altri Paesi, anche l’università non può funzionare”, da dove i giovani scappano “anche perché il sistema non permette di premiare il merito né di avere gestioni controllate delle università che vanno male. Chiederò ai revisori dei conti per i bilanci delle università di fare ancora più controlli ma non basta. Proporrò un rinnovamento in modo da rendere l’intero sistema più trasparente e da rispettare la specificità dello studio e della ricerca. I bilanci vanno risanati, va eliminato il blocco del turn-over e semplificate le normative burocratiche”.
Un progetto, specifica Carrozza, al quale sta lavorando, nel tentativo di migliorare il sistema di valutazione delle competenze dei ragazzi, proponendo “un unico sistema di valutazione per gli studenti dalla scuola primaria all’università”. Intanto, precisa la ministra, si guarda alla formazione post-diploma e per questo “stiamo valutando gli istituti. Sono da potenziare ma solo quelli che hanno raggiunto certi risultati”.