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Burqa vietato a scuola e tetto per alunni stranieri: i decreti del Governo

21.09.2026

Tetto agli alunni stranieri, la preside di Caivano: “Ogni studente immigrato è un valore aggiunto, la scuola deve accogliere tutti”

Uno studente immigrato è un valore aggiunto“. A dirlo è Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto superiore Morano di Caivano, intervenuta al Festival di Open a Parma sul tema della presenza degli alunni stranieri nelle classi.

L’intervista è stata pubblicata da Open il 21 settembre 2026, all’indomani dell’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla volontà del Governo di introdurre per legge un tetto massimo alla presenza di studenti stranieri nelle classi.

Il dibattito sul limite del 30%

Il tema è tornato al centro del dibattito dopo l’intervento di Meloni alla manifestazione Fenix di Gioventù Nazionale del 20 settembre. La presidente del Consiglio ha annunciato un prossimo provvedimento che dovrebbe intervenire sulla composizione delle classi, insieme ad altre misure riguardanti l’integrazione linguistica.

Un limite del 30% alla presenza di alunni con cittadinanza non italiana era già stato indicato dalla circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, ma la sua applicazione ha sempre previsto margini di flessibilità e deroghe, soprattutto nei territori caratterizzati da una forte concentrazione di famiglie di origine straniera. L’intenzione annunciata dal Governo sarebbe ora quella di intervenire con una disposizione di legge.

È proprio sulle conseguenze concrete di un limite rigido che Carfora porta l’esperienza quotidiana di chi dirige una scuola in un territorio complesso. La dirigente spiega di accogliere gli studenti che chiedono di frequentare il suo istituto e, quando emergono difficoltà organizzative, di cercare soluzioni alternative, senza trasformare la composizione delle classi in un criterio di esclusione.

“Nessuno si senta invisibile”

Per Carfora, infatti, il problema centrale della scuola va oltre la percentuale di studenti italiani o stranieri presenti in una classe. La priorità è fare in modo che “nessuno si senta invisibile“.

Una convinzione che nasce direttamente dall’esperienza maturata a Caivano. Alla guida dell’Istituto Morano dal 2013, la dirigente è diventata negli anni una delle figure più conosciute nella lotta alla dispersione scolastica e all’abbandono.

È diventata nota anche per essere andata personalmente nelle strade e nelle abitazioni del Parco Verde alla ricerca degli studenti che non frequentavano le lezioni. L’obiettivo, ha ricordato durante l’intervista, era far percepire ai ragazzi che la scuola continuava a cercarli e che qualcuno si interessava concretamente al loro futuro.

La dispersione non è solo abbandono

Il tema dell’inclusione si intreccia, nelle parole di Carfora, con quello della dispersione scolastica. Non esiste infatti soltanto l’abbandono esplicito, rappresentato dagli studenti che smettono di frequentare. Esiste anche una forma meno evidente di distacco dalla scuola che può riguardare ragazzi formalmente presenti in aula, ma ormai poco coinvolti nel percorso educativo.

Per questo, secondo la dirigente, l’istituzione scolastica dovrebbe rappresentare molto più del luogo in cui si svolgono le lezioni: “La scuola è un faro“, afferma Carfora, immaginando istituti capaci di rimanere aperti più a lungo e di diventare punti di riferimento permanenti per ragazzi, famiglie e territori.

Relazione e ascolto anche contro la violenza

Nell’intervista a Open la dirigente affronta anche il tema degli episodi di violenza verificatisi nelle scuole. La risposta, nella sua esperienza, non può essere affidata esclusivamente all’aumento dei controlli.

Occorre invece osservare i comportamenti dei ragazzi, intercettare i segnali di disagio e soprattutto ricostruire la relazione educativa, riducendo la distanza tra adulti e adolescenti. È un’impostazione che attribuisce alla scuola anche una funzione preventiva: conoscere gli studenti e ascoltarli può consentire di cogliere precocemente situazioni di difficoltà.

La scuola come presidio educativo

La posizione espressa dalla dirigente di Caivano si inserisce quindi nel confronto che si è aperto sulle modalità con cui distribuire gli alunni stranieri tra le diverse classi e scuole.

Da un lato, il Governo ha annunciato l’intenzione di intervenire sulla loro concentrazione; dall’altro, dirigenti scolastici e mondo della scuola pongono il problema della concreta applicabilità di un limite nei territori nei quali la presenza di famiglie straniere è particolarmente elevata. Il provvedimento annunciato dovrà quindi chiarire destinatari, criteri di applicazione ed eventuali deroghe.

Carfora riporta invece il discorso alla funzione educativa della scuola e rifiuta di essere rappresentata come una figura eccezionale. Di sé dice di sentirsi soltanto “una formica nell’apparato scolastico“.

Una definizione che riassume una concezione della scuola fondata soprattutto sul lavoro quotidiano, sull’accoglienza e sulla capacità di costruire relazioni con gli studenti, indipendentemente dalla loro provenienza.

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