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Tfa sostegno, costi troppo elevati dei corsi. Il Miur intervenga

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Spett.le MIUR
In un contesto, quello odierno, in cui si manifesta più che mai viva, l’esigenza di una inclusione autentica a vantaggio di tutti, nessuno escluso, il docente specializzato in sostegno didattico agli alunni con disabilità e bisogni speciali, rappresenta uno degli strumenti di equità sociale più potenti che il sistema scolastico italiano possa vantare, ovvero la figura professionale a cui è assegnato il compito di limitare la condizione di disagio delle persone con caratteristiche fisiche o intellettive non rientranti nei
criteri di tipicità universalmente accettati, limitazione derivante sì da una disabilità o da una menomazione fisica ma che è legata soprattutto all’impatto con l’ambiente sociale.

Poiché la vita sociale di ciascun essere umano inizia indiscutibilmente dalle aule scolastiche, il docente di sostegno si rivela senza dubbio l’elemento determinante affinché l’eventuale
handicap (termine il cui utilizzo va legittimamente ponderato con estrema cura) legato ad una disabilità, resti, per l’appunto, unicamente una eventualità da scongiurare, consentendo così il
pieno sviluppo delle potenzialità sociali, professionali e affettive di tutti i soggetti dalle caratteristiche “tipiche” e non, tramutandole in caratteristiche realmente “speciali”.

Premesso ciò, non è affatto difficile quindi realizzare, da un lato, quanto importante sia tale figura nel sistema scolastico, dall’altro, quanto utile sarebbe che tutti, o quanto meno il numero
più alto possibile di docenti, avessero la possibilità di specializzarsi in “sostegno didattico”.

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Tuttavia, attualmente tale corso di specializzazione è purtroppo cosa non per tutti, per due motivi essenziali.

Il motivo principale è rappresentato dai pochi posti messi a bando rispetto al fabbisogno nazionale, legati alle disponibilità delle sole università che prevedono tale percorso nella propria offerta formativa; a questo vanno aggiunti i costi elevatissimi da sostenere da parte degli aspiranti, spesso stabiliti da università non pubbliche, proibitivi per la maggior parte dei soggetti che sarebbero potenzialmente interessati.

Nel riconoscere senza dubbio la professionalità delle Università e dei docenti che svolgono tali corsi, risulta a dir poco inammissibile che un corso di specializzazione dal così alto beneficio a favore delle istituzioni scolastiche, sia a completo carico dei partecipanti e per di più senza una divisione in fasce di reddito per la determinazione delle rate da corrispondere, come invece
avviene normalmente per tutti i corsi universitari e come è già avvenuto per il conseguimento dei 24cfu in discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie didattiche, svoltisi in modalità
extracurricolare dagli aspiranti docenti.

A tal proposito, si fa appello agli articoli 3, 33 e 34 della nostra Costituzione, in cui si afferma il legittimo diritto allo studio di tutti i cittadini appartenenti a qualsiasi ceto economico-sociale e in cui si legge quanto segue:  “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto
la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Ciò nonostante, quando si parla di Corsi di Specializzazione in Sostegno, attualmente i soggetti con reddito basso sono tenuti a corrispondere la medesima cifra dei soggetti con reddito alto, sia per l’iscrizione alle procedure di selezione, sia per la frequenza del corso, fatta eccezione per la sola tassa regionale per il diritto allo studio, differenziata a seconda dell’ISEE.

I motivi per cui, nonostante tutto, in occasione di ogni ciclo di specializzazione si registrano migliaia di iscrizioni alle prove selettive, di aspiranti disposti a pagare cifre che vanno dai 2500
ai 3800 euro per un corso della durata di pochi mesi, per di più affollatissimo, potrebbero ricercarsi nelle aspettative riposte da alcuni in vista di un eventuale miglioramento lavorativo
futuro; qualcun altro, invece, potrebbe manifestare la propria autentica propensione verso tale attività per la cui realizzazione sarebbe disposto a sostenere qualsiasi sacrificio economico.
Sicuramente ragioni tutte legittime per le quali affrontare un così sacrificante percorso, tuttavia non si può negare che vi sia una sorta di speculazione venutasi a creare attorno a tali corsi di
specializzazione, sulla base degli enormi sacrifici economici degli aspiranti, spesso precari.

Pertanto, facendo appello alle direzioni più volte espresse dall’attuale Governo e dal MIUR, a favore del principio di discontinuità rispetto alle prassi degli anni precedenti, si richiede un Vostro intervento, da un lato, volto ad incentivare nuove Università Pubbliche ad ampliare la propria offerta formativa con percorsi volti a supportare l’inclusione scolastica, dall’altro,
garantendo una maggiore equità economica attraverso una rivalutazione dei costi, da stabilire in base alle effettive possibilità di ciascun candidato, come Costituzione dispone, di concerto
con le Università e da realizzarsi attraverso l’introduzione, a partire dal prossimo ciclo, di fasce reddituali su base ISEE ai fini della determinazione dei costi a carico di ciascuno.

Visto, altresì, l’ampliamento di posti da Voi anticipato per via mediatica, che prevede per il successivo ciclo di specializzazione circa 21.000 posti comprensivi degli idonei soprannumerari, contro l’attuale immutata disponibilità organizzativa e logistica delle Università già aperte a tali percorsi, si ritiene opportuno quanto meno un tempestivo ridimensionamento generale dei costi a partire dal prossimo V ciclo.

A questo proposito, si chiede un intervento concreto del MIUR, coerente con le manifestazioni di attenzione verso la causa ad oggi dimostrate.

 

Antonio De Falco

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