Il Tirocinio Formativo e di Orientamento, iter cruciale dei percorsi accademici destinati agli studenti che ambiscono alla professione educativa, è progettato per agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro. Integrando la formazione teorico-accademica con l’esperienza pratica, offre un’opportunità unica, concreta e reale di orientamento professionale e promuove, attraverso la valutazione delle personali attitudini e inclinazioni, una scelta più informata, efficace e consapevole. La rilevanza del segmento formativo, obbligatorio all’interno del piano di studi, è già tutta racchiusa nell’etimologia dei termini: Tirocinio (da tironis, recluta, novizio), Formativo (dal gr. μορϕος, che ha forma di) e di Orientamento (da oriri, sorgere).
Istituito con la Legge n. 341 del 1990, il TFO, con la riforma del sistema educativo avviata dalla Legge n. 240 del 2010, diventa curricolare e passaggio obbligato per l’ingresso nel mondo del lavoro. Attraverso la modalità di “alternanza”, consente di sperimentare l’inserimento “in campo”, sviluppando competenze trasversali necessarie per affrontare le quotidiane dinamiche e sfide del vivere scolastico.
Regolato da apposite convenzioni stipulate tra Università degli Studi e istituzioni scolastiche accreditate presso gli USR, il TFO si articola in un percorso teorico-pratico che prevede, in base al corso di laurea e al grado scolastico di riferimento, l’acquisizione di un numero variabile di Crediti Formativi Universitari (CFU) obbligatori. Per ciascuno studente è redatto un Progetto Formativo strutturato in fasi di accoglienza, progettazione, orientamento, riflessione, verifica e valutazione. Sottoscritto da tutti gli attori coinvolti (magnifico rettore, tirocinante, tutor organizzatore, tutor coordinatore, responsabile del coordinamento tutor, dirigente scolastico e tutor accogliente), il progetto specifica contenuti, durata, monte ore complessivo e sua distribuzione, calendarizzazione e numero di CFU riconosciuti.
Il percorso si distingue in tirocinio indiretto, svolto presso la sede universitaria, e tirocinio diretto, realizzato nelle scuole. Quest’ultimo comprende attività preparatorie — come la visione di documentazione, la pianificazione delle lezioni, lo studio delle metodologie didattiche e gli incontri di supervisione con il tutor — e attività in classe, tra osservazione e conduzione delle lezioni. A ciascun tirocinante è assegnato dal dirigente scolastico un docente esperto con funzione di tutor, che accompagna il percorso formativo offrendo orientamento, supporto e stimolo alla crescita professionale.
Inserito a scuola on the job e supervisionato dai tutor universitario e scolastico, il tirocinante attiva una riflessione comparata sul raccordo tra acquisizioni teoriche e pratiche laboratoriali, individuandone punti di sinergia o di discrepanza. Si avvia così un ciclo di feedback a spirale che consente di ancorare i saperi all’esperienza e di rimodulare, se necessario, l’intervento educativo.
Il TFO, oltre a rappresentare un’importante opportunità formativa per lo studente, costituisce anche uno strumento di condivisione e di costruzione di reti con il territorio, di monitoraggio e verifica della congruenza tra percorsi formativi e sbocchi professionali. In questo dialogo continuo tra il programmato e l’agito si delinea un orientamento pedagogico condiviso nella profilazione del docente, all’interno di un percorso dinamico di interscambio e ricerca-azione.
Significativo il dato statistico emerso da una recente indagine INDIRE, secondo cui circa il 70-80% degli studenti che conclude il TFO intraprende la carriera didattica, con variazioni legate alle regioni e alle aree geografiche. Diverse le iniziative avviate con successo dal MIM per potenziarne l’efficacia: l’introduzione del modello 4+2 per gli istituti tecnici, con l’avvio di un biennio specializzante presso gli ITS Academy, l’incremento delle ore di apprendistato formativo, l’istituzione del “Liceo del Made in Italy” e la riforma dei PCTO, orientata a favorire esperienze più pratiche e una maggiore integrazione tra scuola e mondo del lavoro.
Attraverso interventi innovativi, mirati e calibrati in funzione dei diversi contesti territoriali, il TFO potrebbe diventare uno strumento ancora più efficace, garantendo una preparazione organica e una transizione più fluida e completa dal mondo accademico a quello professionale.
Nadia De Cristofaro