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Tornano a scuola 36 alunni del Piemonte, in classe non più di 5 e senza docenti

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Mentre si attendono notizie definite sullo svolgimento della prossima maturità in presenza e sul protocollo da adattare per ridurre al massimo i pericoli di contagio da Coronavirus, in Piemonte alcune decine di bambini tornano in classe a tempo pieno, in modo così da sgravare le famiglie di lavoratori che non saprebbero a chi lasciare i loro piccoli: accade nel vercellese, dove martedì 12 maggio 36 alunni dai tre ai dieci anni verranno accolti per dieci ore – dalle 8 alle 18 – negli istituti scolastici collocati nei comuni di Borgosesia, Varallo Sesia e Quarone.

Staranno con gli educatori del pre e post scuola

“Di cinque plessi che ci sono a Borgosesia – scrive La Repubblica – se ne aprirà uno da 25 aule, ampiamente sufficienti per i 22 bambini tra i 3 e i 10 anni che finora si sono iscritti. Altri 9 sono iscritti a Quarona e 5 a Varallo, ma ci si aspetta che nuove iscrizioni arrivino quando il progetto partirà e che magari anche altri comuni aderiscano.

È bene subito specificare che non si tratterà di un vero e proprio ritorno a scuola, ma solo di una sperimentazione voluta dal sindaco di Borgosesia, Paolo Tiramani, sulla quale è arrivato il via libera della Regione Piemonte: i bambini, infatti, non verranno accolti da dei maestri, ma dagli educatori del pre e post scuola.

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Il problema è molto sentito: “se avessimo elementi incoraggianti per i bambini, potremmo valutare l’apertura delle scuole”, ha detto Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, a “Che tempo che fa”, su Rai 2.

Di fatto, però, in Piemonte i 36 alunni non faranno proprio didattica: si tratterà di svolgere nei loro confronti principalmente un’opera di assistenza – certamente anche con profili educativi – che anziché svolgersi per mezzora o un’ora prima o dopo le lezioni, verrà estesa a tutta la giornata.

Al bagno uno per volta e 15 euro al giorno

In base a quanto previsto dal protocollo concordato e approvato tra le varie parti coinvolte, le classi saranno di soli quattro bambini nella scuola dell’infanzia e di cinque alla primaria: ogni bambino avrà a propria disposizione almeno 4-5 metri quadrati di spazio, si attuerà poi una sanificazione quotidiana dei locali.

Ai bambini, che si recheranno e usciranno da scuola scaglionati, verrà misurata la temperatura più volte al giorno.

Inoltre, andranno al bagno uno per volta e a mensa avranno pasti sigillati in confezioni mono-porzione.

Le famiglie dovranno spendere 10 euro al giorno, a cui aggiungerne altri 5 per il servizio mensa. Ma non sarà consentito portare pasti pronti da casa.

I dubbi sindacali

“La sperimentazione che sta per prendere il via in tre comuni del vercellese – ha detto Marco Giordano, presidente regionale Anief Piemonte – può andare bene per rispondere nell’immediato alle esigenze delle famiglie, ma la scuola non è un baby parking. Non basta organizzare un servizio di vigilanza sui minori per dire che le scuole sono aperte. La scuola è un luogo di socializzazione, di didattica e di vita, complesso da gestire, in cui gli alunni e i loro insegnanti vanno messi in condizione non solo di passare in sicurezza il tempo mentre mamma e papà lavorano, ma letteralmente di costruire il futuro”.

Per questa ragione, Anief Piemonte lancia un appello al presidente Cirio. “Ben vengano le idee per riattivare il prima possibile spazi di socializzazione per i più piccoli – afferma Giordano – ma non si riduca la scuola a mero luogo assistenziale. Il Comitato Tecnico Scientifico, il Ministero dell’istruzione e tutte le organizzazioni sindacali sono impegnate, in questi giorni, nel complicato lavoro di organizzare un rientro a settembre sicuro per alunni e personale scolastico ma, al contempo, che sia scuola a pieno titolo, e non un suo vuoto simulacro. A noi, sulla sperimentazione del vercellese non è arrivata nemmeno una nota informativa”.

Le istituzioni locali sono d’accordo

Di altro avviso è la Regione. Elena Chiorino, assessora regionale all’istruzione e al lavoro, ha invece detto che poiché non condivide “nessuna delle ipotesi avanzate finora dalla ministra Azzolina”, allora “bisogna trovare il modo perché in autunno tutti i bambini possano andare a tempo pieno, altrimenti non si farà che aumentare il divario sociale tra le famiglie e penalizzare ancora di più le donne nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Per questo abbiamo sostenuto l’iniziativa del sindaco Tiramani, che va a supporto delle famiglie e dei bambini: il bisogno di socialità non è un capriccio ma una necessità per crescere”.

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