Perché una piccola pianta possa diventare un albero alto, forte, rigoglioso tale da dar protezione e ristoro a tutti gli affaticati, è necessario curarla con attenzione, amore e dedizione fin dalla sua nascita.
Similmente perché un bimbo possa crescere pienamente e integralmente e divenire una persona responsabile, matura, capace, competente, collaborativa, aperta alle esigenze degli altri e in grado di offrire un apporto significativo alla comunità, occorre seguirlo con cura, dedicarsi interamente a lui, prestargli massimo ascolto, interagire con prudenza, discrezione, rispetto, affetto, abnegazione e sacrificio, riuscire a entrare nel suo mondo per meglio capirlo e comprenderlo, trovare le parole, i gesti i comportamenti giusti per spiegare ogni minima cosa, rispondere ad ogni inaspettata curiosità, farsi ben capire, comprendere e accettare, dare fiducia e ottenere tutta la sua fiducia.
Un lavoro (una missione) arduo, faticoso, pesante, delicato, imprescindibile e fondamentale.
Occorre volontà, predisposizione, pazienza, ‘vocazione’, passione e un cuore generoso e altruista che tutto dà, tutto offre perché il ‘miracolo’ della crescita possa trovare perfetta e compiuta realizzazione.
Certo, una crescita e uno sviluppo sani e completi richiedono tempo, costanza, longaminità e il desiderio di seguire passo dopo passo ogni piccolo ‘successo’, di costruire ‘pietra su pietra’ una ‘bella’ persona e una città umana.
Si sa, all’inizio spetta ai genitori seguire e insegnare al fanciullo a muovere i primi passi verso la vita, poi il compito passa (in generale) alle Istituzioni a questo deputate (scuola dell’infanzia, asilo, elementari, scuole medie, scuole superiori e università).
Ognuna ha compiti, propositi e finalità ben precise, ognuna ha le sue peculiarità e la sua struttura, ognuna necessita di insegnanti preparati, volenterosi, saggi e competenti per quei determinati obiettivi.
Esiste, però, sempre un collegamento ‘naturale’ tra questi ‘centri educativi e formativi’, il fallimento, il difetto o uno sbaglio di uno di questi (soprattutto di quelli ‘iniziali’) mette in pericolo e compromette il lavoro degli altri.
Capiamo allora la disapprovazione e le proteste che spesso emergono all’interno del personale educativo degli asili o delle scuole elementari. Questi colleghi, nonostante il loro ‘durissimo’, stressante e fondamentale lavoro (‘far sì che le radici attecchiscano, si fortifichino, penetrino nel terreno e ne traggano prezioso alimento’), guadagnano di meno rispetto ai docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado (e anche tra medie e superiori esiste un divario retributivo) e lavorano di più.
Va bene la dedizione incondizionata, l’amore per i bambini, il desiderio di fare del volontariato (attuabile anche in altri modi e differenti luoghi), ma tutto ciò deve essere affiancato da una minima correttezza e giustizia ‘retributiva’ (altrimenti potrebbe sembrare uno pseudo-sfruttamento).
Ora, nonostante tutti gli educatori di ogni ordine e grado di scuola siano attualmente laureati, le maestre d’asilo e i docenti delle elementari, secondo dati ufficiali, continuano ad avere uno stipendio più basso dei colleghi della secondaria superiore e un orario di lavoro (sul campo) sensibilmente maggiore, con l’unica consolazione, per le maestre d’asilo, di vedere considerato il loro impegno come un lavoro gravoso (ma quante reali e vantaggiose agevolazioni comporta questo riconoscimento?).
Se prima tale disparità di trattamento economico poteva avere qualche ragione (la mancanza di una laurea forse?), adesso non ci sembra che esistano motivi validi e giustificati per non uniformare gli stipendi dei docenti di tutta la scuola di ogni ordine e grado, prendendo, ovviamente, come punto di riferimento le retribuzioni dei docenti della scuole superiori di secondo grado.
In ogni tratto del percorso scolastico devono esserci docenti muniti di specifici titoli di studio, di precisi metodi didattici e di determinate competenze necessarie a quella particolare fase di sviluppo dell’allievo, titoli e competenze non richieste ai docenti che ‘coprono’ altri passaggi scolastici, per loro occorrono altri metodi, altre tecniche educative, altre capacità. Non possiamo distinguere e dividere chi vale di più e chi di meno. Tutti, all’interno del loro spazio d’azione e agendo secondo quanto richiede quello ‘spazio’, sono indispensabili e concorrono in egual misura e in modo diverso alla crescita dell’allievo. I salari, pertanto, non dovrebbero subire disparità ‘ingiuste’.
Un discorso analogo potrebbe essere legittimo se confrontiamo le retribuzioni dei docenti universitari con quelle dei docenti della scuola. La distanza, a favore degli Universitari è anche opportuna, ma l’impressione è che sia decisamente eccessiva. Quantunque, allo stato dell’arte, soprattutto dopo la piena Autonomia raggiunta, gli Universitari ‘vivono’ in un altro pianeta (hanno anche un loro Ministero) e pensare che qualcosa possa cambiare a ‘nostro’ favore sarebbe fantascienza.
Del resto, in un sistema scolastico (e non solo in quello) dove il rinnovo dei contratti avviene con la stessa tempistica della pioggia nel deserto (e solo poche gocce), non si può, al momento, attendere con ansia tempi migliori (retribuzioni uguali e più alte per tutti gli operatori scolastici, scuole di ogni ordine e grado). Si richiede soltanto rassegnazione (al di là di roboanti promesse) unita, comunque, sempre a un pizzico di speranza.
Andrea Ceriani