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Ufficio scolastico Piemonte, il direttore Manca: 2mila assunzioni, meglio di ogni altra azienda locale

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Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, Fabrizio Manca, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”, fa il punto sulle operazioni di assunzioni svolte nei giorni scorsi: “Per una serie di motivi le operazioni di avvio dell’anno scolastico erano slittate molto oltre il primo giorno di scuola e ancora a febbraio c’erano docenti che passavano da una scuola all’altra. Questa volta, però, non sarà così. Siamo ragionevolmente ottimisti e fiduciosi: le lezioni inizieranno con la maggior parte di insegnanti in classe, senza cambiamenti”.

 

IMMISSIONI IN RUOLO – “Abbiamo assunto Più di 2 mila e sfido a trovare un’azienda in Piemonte che sia in grado di fare altrettanto. Lo scorso anno avevamo già immesso in ruolo 2.400 docenti. In più, anche se non si tratta di un lavoro stabile, diamo un anno di stipendio a più di 2 mila supplenti, e quest’anno ci saranno ancora più opportunità. Sono numeri che collocano il Ministero dell’istruzione tra le aziende più floride d’Europa”.

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ASSEGNAZIONI PROVVISORIE  – Il “Miur” ha deciso di bloccare le cosiddette assegnazioni provvisorie al 31 agosto. Significa che oltre quella data gli insegnanti non potranno più spostarsi, dunque non avremo quella ridda di docenti in cerca di un posto in Meridione. Dal 1° settembre saranno le graduatorie d’istituto a coprire tutte le necessità”. A che punto sono invece le “gae”, le graduatorie a esaurimento, che contengono i precari storici in attesa di assunzione? In Piemonte sono pressoché esaurite. Al momento in tutta la regione contengono solo 120 persone. Significa che ci saranno molte più opportunità di lavoro per chi invece è in “seconda fascia”, ossia per i precari che hanno l’abilitazione per insegnare”.

 

CHIAMATA DIRETTA – “Il compito di un dirigente dello Stato è di applicare le norme, non di contestarle. Capisco le ragioni dei presidi, sono tutte fondate. Però ci vuole un minimo di rispetto dell’etica pubblica. Non spetta a noi valutare le norme, ma piuttosto dobbiamo applicarle con intelligenza e raziocino, sfruttando a pieno le possibilità che offrono. Dunque è vero che i presidi sono in una fase di lotta e contestazione, però molti danno anche una risposta positiva nel momento in cui viene loro chiesta maggiore disponibilità. È una atteggiamento di responsabilità e appartenenza”.