Home I lettori ci scrivono Un bel “pesce d’aprile”, con un amaro fondo di verità

Un bel “pesce d’aprile”, con un amaro fondo di verità

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Venerdì 1° aprile, Pasquale Almirante ha gettato alle ortiche la tonaca di esperto dei problemi della scuola ed ha fatto il burlone, memore del fatto che l’uomo è un animale che ride.

Il suo “pesce d’aprile” annunciava la soppressione del Ministero dell’Istruzione e il conseguente doloroso pianto del Ministro Bianchi. Quanti saranno stati meravigliati per la notizia? Quanti avranno letto l’articolo dopo però aver pensato “non è possibile”? Fatto si è che, da buon conoscitore dell’attuale momento politico, Almirante ha contornato la “notiziona” esclusiva con una serie di osservazioni all’insegna del più severo realismo.

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Di sicuro Di Maio e Giorgetti, l’uno per un atavico legame con l’ignoranza, l’altro per un pragmatismo imprenditoriale che non considera certo essenziali cose fumose come la “cultura” non sarebbero dispiaciuti per la scomparsa di un Ministero con un bilancio così pesante per le casse dello Stato. Certo, si addolorerebbero in pubblico (come si fa sempre per le buone cause) ma si rallegrerebbero in privato.

Più di loro sarebbe contento il “salvatore della patria”, quel Mario Draghi per il quale si è intonato da tempo un coro unanime di apprezzamenti e consensi. E con la soppressione del Ministero di viale Trastevere sai quante armi ci si può comprare! In realtà penso che quasi tutto il nostro Parlamento gioirebbe, nel proprio foro interiore, per l’abolizione della scuola; lo deduco dal fatto che quasi all’unanimità hanno votato per l’invio di aiuti sotto forma di armi all’Ucraina ed accolto benevolmente la proposta di Draghi di alzare in modo sensibile l’impegno italiano per le spese militari.

Quindi, è inequivocabile che per loro la scuola non serva a niente. A scuola si dovrebbe trasmettere conoscenza; dopo i disastri del Novecento si è capito che conoscenza e cultura che non mettano al bando le armi, la guerra, la sopraffazione dell’essere umano sull’essere umano non servono a niente. E quindi se si mandano armi come strumenti di “difesa umanitaria” e si aumenta la spesa per gli armamenti, la scuola non serve a niente. Peggio ancora, la scuola non insegna nemmeno a leggere e a interpretare correttamente enunciati semplici.

Lo dimostrano tutti i nostri parlamentari che hanno votato perché l’Italia si armi, dimentichi di aver giurato fedeltà ad una Costituzione che, in un suo articolo, afferma inequivocabilmente che l’Italia ripudia la guerra. 

Giovanna Lo Presti, CUB SUR