“Il nostro obiettivo è restituire autorevolezza all’insegnante. Il docente è il ‘magister’ ossia colui che ne sa di più ed è chiamato a trasmetterlo. Rifiutiamo quindi un’idea di società in cui uno vale uno. Occorre più rispetto verso chi possiede conoscenza e sapienza e verso la stessa autorità”, queste le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in una intervista a La Provincia. Parole che ha ribadito molto in questi giorni, soprattutto il 5 ottobre, la Giornata Mondiale dell’Insegnante.
Nella scuola italiana un docente bravo e autorevole ottiene lo stesso trattamento di un insegnante che trascura il proprio lavoro? Ecco la risposta del ministro: “Stiamo cercando di combattere questa impostazione proprio con la valorizzazione di figure intermedie come quella del docente tutor e del docente orientatore dotati di una preparazione ulteriore, che svolgono funzioni strategiche per la personalizzazione della didattica e che per questo vengono pagati di più. Lo stiamo facendo con la formazione incentivata già prevista nel contratto e che abbiamo avviato concretamente proprio con l’ultimo decreto legge. Lo abbiamo fatto legando la retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici ai risultati raggiunti”.
“Oggi a sinistra prevale l’idea wokista che vede nell’Occidente l’origine di tutti i mali e che scambia l’integrazione per una rinuncia ai propri valori. Oggi in alcune scuole si vuole nascondere il Natale quando sono le stesse famiglie di immigrati a meravigliarsi e a chiedere per quale motivo si voglia cancellare una tradizione bella e portatrice di un messaggio positivo. Io credo quindi che sia fondamentale continuare a guardare ai valori occidentali. Il tramonto dell’Occidente è forse un tramonto degli Stati o di alcune esperienze politiche ma non dei valori occidentali come la centralità della persona, la libertà responsabile, la democrazia”, ha poi aggiunto, parlando dei valori occidentali, a giorni dall’approvazione del decreto scuola che fissa un tetto per gli stranieri a scuola, al momento in esame al Senato.
“Il concetto di merito è fondamentale ma va ben compreso. Il merito non è raggiungere risultati di eccellenza che solo pochi potrebbero conseguire ma è dare il massimo secondo le proprie possibilità, con l’impegno. La scuola, nella mia visione, ha esattamente questo obiettivo: aiutare ciascuno a valorizzare al massimo i propri talenti, attraverso l’impegno. È necessario rivalutare anche la fatica, un concetto oggi fuori moda e invece fondamentale per raggiungere i risultati. Combattiamo con decisione la società del disimpegno attraverso una scuola che non sia aristocratica ma appunto costituzionale e personalizzata”, ha concluso.