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Aggiornato il 07.01.2026
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“Un Professore”, ma la scuola è così? “Il mestiere del docente in tv è sempre il più bello, ma siamo i meno pagati d’Europa”

Lo scorso giovedì 18 dicembre è andata in onda, su Rai1, l’ultima puntata della serie tv “Un professore“, con Alessandro Gassmann nei panni del docente di filosofia Dante Balestra. Non sono pochi coloro che hanno visto nella fiction pochi elementi in comune con la realtà della scuola “vera”.

Guardando la serie sembra che il prof Balestra possa praticamente fare ciò che vuole, con libertà, senza burocrazia, vincoli particolari. Il docente precario Luigi Maria Sofia, idoneo 2023, ha scritto un post rivolto alla Rai per evitare inutili stereotipi e banalità lontane dalla realtà nella rappresentazione televisiva del mestiere del docente.

Il post polemico

Ecco cosa ha scritto il docente: “E se la serie Un professore la girassimo davvero noi?
Non quella vista Colosseo, con classi da 12, corridoi liberi e gite improvvisate senza moduli, firme, autorizzazioni e paura di una denuncia.

Parliamo della scuola reale.
Quella dove cambi istituto ogni anno, a volte ogni mese.
Quella dove ‘precario’ non è una parola da sceneggiatura, ma una condizione strutturale.
Quella delle classi pollaio, dei contratti a termine, dei punteggi incomprensibili, delle convocazioni surreali.
Quella dove puoi superare concorsi e restare appeso a una supplenza fino alla pensione.

Nella narrazione televisiva il mestiere dell’insegnante è sempre ‘il più bello del mondo’.
Peccato che manchi quasi sempre un dettaglio:
gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati d’Europa.
E il prezzo della retorica lo paghiamo noi, ogni giorno, dentro le scuole vere.

Cara Rai, se esiste ancora un’idea di servizio pubblico, racconta anche questo.
Racconta il mondo sommerso della scuola che regge tutto, nonostante tutto.
Noi ci siamo.
Basta entrare in una scuola vera”.

“Ci sono grandi docenti, vanno premiati”

Ci sarebbe bisogno di più professori come Dante? In molti sui social lo dicono. Per Gassmann “fortunatamente esistono già. Mio figlio, ad esempio, ha avuto proprio un professore di filosofia così, che purtroppo è morto prematuramente ma gli ha cambiato la vita, anche scolastica”.

“Non dico che mi sono ispirato a lui perché l’ho conosciuto poco, ma è la dimostrazione reale di quanti Balestra ci siano in giro. Sono grandi docenti e il sistema scolastico dovrebbe premiarli ed aiutarli a sviluppare questo tipo di insegnamento. Stare vicino ai ragazzi, avere interesse nel capire chi sono e dove vogliono andare. Quindi una scuola più elastica, che capisca che ognuno di noi è diverso. Dante è aiutato dalla sua materia: il filosofo cerca di cogliere tutte le diversità e le sfumature, cerca di capire tutti gli errori. Non per condonarli, ma per non ripeterli”, ha raccontato.

“Non ho avuto un insegnante come Dante, è per questo che sono stato un pessimo studente. Mi sarebbe piaciuto ma non ho avuto questa fortuna. Io faccio parte di quella generazione cresciuta con un sistema molto coercitivo, che faceva paura. Io andavo a scuola col terrore dei voti e della rabbia dei docenti. Penso che tale sistema dovrebbe scomparire definitivamente, ma mi sembra che siamo sulla buona strada in questo senso”, ha ribadito, parlando della sua esperienza a scuola.

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