“Cari insegnanti, siate liberi”: così una dirigente scolastica in procinto di andare in pensione ha deciso di rivolgersi ai docenti del nostro Paese, in una intervista ai microfoni de La Repubblica. La 68enne a capo di una scuola in Emilia-Romagna ha fatto un bilancio.
“Devo molto ai docenti, una vera palestra per me: si programmava sino alle nove di sera, con mia mamma che mi diceva: ma non era il lavoro comodo per le donne che vogliono fare la famiglia? Si autoproducevano i libri di testo, quell’adozione alternativa che poi ho sempre fatto”, ha esordito.
Ecco la sua idea di fare scuola: “Alzateli dai banchi, ho cercato di dirlo in tutti i modi, non si deve avere timore di perdere il controllo e l’autorevolezza che credi di avere se stanno seduti, fermi e zitti, i bambini devono apprendere anche con il corpo. Dalle storie di ogni bambino che ti arriva in aula ogni mattina devi cogliere ciò che gli serve”.
“È assolutamente necessario resistere ma non passivamente, cercando nella propria professione gli spazi per fare delle scelte. Bisogna cercare di non farsi demolire da cambiamenti fatti più per etichetta, ma anche con delle mire. Penso, per esempio, alle indicazioni nazionali: sono proposte di contenuti che si possono anche tralasciare, se un docente ritiene che non sia adeguato fare l’Odissea in prima elementare può trovare alternative. Cari insegnanti siate liberi. Le battaglie sono importanti, ma conta anche, ripeto, resistere con il proprio lavoro, sognare i propri alunni come ora non sono. Questo è la scuola pubblica che deve rimanere un presidio. A tutti i costi”, ha concluso.