The Economist, l’8 settembre 2026, ha posto la questionevdel calo nella lettura nei Paesi OCSE con un titolo provocatorio: Are teenagers growing dimmer?, «Gli adolescenti stanno diventando meno brillanti?». Ma PISA 2025 dell’OCSE non è un test d’intelligenza: valuta competenze in lettura, matematica e scienze.
Il calo nella lettura non è cominciato con ChatGPT. I dati indicano che la traiettoria negativa era già iniziata prima della sua diffusione. Pandemia e schermi possono averla aggravata, ma non ne spiegano da soli l’origine.
I risultati preoccupano. Tra il 2012 e il 2025 il punteggio medio OCSE in lettura è diminuito di 28 punti, circa un anno e mezzo di apprendimento. Ma il calo era cominciato ben prima del Covid e di ChatGPT. Il nostro principale indiziato è comparso quando il delitto era già in corso.
Il Covid coincise con gli ultimi mesi del mio ultimo anno di insegnamento, prima della pensione nel settembre 2020. Abbiamo purtroppo conosciuto la scuola trasferita di colpo dentro uno schermo (Il Covid coincise con il mio ultimo anno di insegnamento): lezioni a distanza, collegamenti incerti, ragazzi ridotti a piccoli rettangoli sul monitor. Ma il calo, sicuramente aggravato dalla pandemia, precedeva il Covid.
PISA offre anche un indizio sulle modalità di lettura. Tra il 2018 e il 2025, nei 35 Paesi OCSE con dati comparabili, la quota dei lettori accurati e fluenti è diminuita di circa sette punti, mentre quella degli hasty readers, che rispondono rapidamente ma spesso in modo sbagliato, è passata dal 6,6% all’11,4%.
Un titolo, una notifica, un messaggio, un video: siamo sempre più allenati a scorrere. Il problema nasce quando diventa difficile sostare su una pagina. Non occorre demonizzare lo smartphone, ma insegnare a padroneggiarlo.
E se una parte del problema fosse anche nella scuola? Si è parlato tanto di competenze, autonomia e pensiero critico. Ma per pensare occorre conoscere. Per comprendere un testo servono lessico, riferimenti e memoria. Conoscenze e competenze non sono squadre avversarie.
L’ho visto nei miei laboratori di giornalismo scolastico, da StrozziNews a SturlaNews, e nelle attività di Cronisti del Bene Comune, progetto ideato e condotto con Benedetta Cosmi, corsivista del Corriere della Sera. Per scrivere un articolo i ragazzi dovevano prima leggere, capire, fare domande, verificare le fonti e scegliere le parole. Il testo pubblicato era il risultato visibile; il lavoro educativo era tutto quello che veniva prima.
La Finlandia, per anni indicata come modello scolastico, ha perso 46 punti in lettura tra il 2018 e il 2025. In Italia i risultati sono rimasti relativamente stabili: il 76% dei quindicenni raggiunge almeno il livello 2, contro il 69% OCSE. Ma soltanto il 4% raggiunge il livello 5 o superiore, contro il 6% OCSE. La sfida è portare più ragazzi a una lettura profonda e autonoma.
Ed eccoci a ChatGPT. Nel 2025 il 46% degli studenti OCSE ha dichiarato di utilizzare chatbot di IA almeno una volta alla settimana per lo studio. Ignorarli o vietarli non mi sembra una risposta educativa. L’IA può essere un tutor, ma può anche sottrarre allo studente le azioni attraverso cui si impara: leggere, sbagliare, correggersi, memorizzare e rielaborare.
Produrre un compito migliore non equivale a diventare uno studente più preparato. Se una macchina fornisce una risposta plausibile in pochi secondi, diventa ancora più importante saperla valutare.
La domanda resta questa: quando un ragazzo si trova da solo, senza algoritmo, motore di ricerca e suggerimenti intelligenti, che cosa conosce e che cosa sa fare davvero?
Una domanda che mi ponevo da insegnante ben prima di ChatGPT. Paradossalmente, l’IA la rende ancora più attuale.
Fonti: OCSE, PISA 2025 Results e Risultati PISA 2025: Italia; The Economist, “Are teenagers growing dimmer?”, 8 settembre 2026; La Tecnica della Scuola, “Giornalismo scolastico: Cronisti del Bene Comune”, 1° giugno 2023.
Maurizio Braggion