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09.04.2026

Una docente di sostegno: “Mi viene affidata l’emotività di tutta la classe e poi resto sola con troppa frustrazione in corpo”

I docenti di sostegno spesso portano dentro di sè un carico emotivo invisibile, purtroppo. Altro che docenti dell’alunno e basta; in molti casi si fanno carico dei problemi di tutti gli alunni della classe. Questo è il caso di una insegnante, che si è sfogata a La Repubblica.

Lo sfogo

Quest’ultima ha illustrato le difficoltà che affronta quotidianamente. Ecco cosa ha detto: “Sono un’insegnante di sostegno in una scuola media e quello che faccio ogni giorno non è solo seguire un alunno. Di fatto mi viene affidata l’emotività di tutta la classe. Se un ragazzo sta male, se scoppia a piangere, se a casa le cose vanno male, spesso viene da me. Mi raccontano cose dure e io ascolto. Non perché sia scritto da qualche parte, ma perché non puoi voltarti dall’altra parte. Il problema è che poi resto sola con tutto questo. Non c’è uno spazio dove portarlo, non c’è un vero supporto, mi chiedo se sia così solo in Italia o anche altrove”.

“In più dovrei essere un po’ esperta di tutte le materie: prendere appunti, spiegare matematica, storia, inglese, a seconda di dove serve. Gli insegnanti di materia spesso mi chiedono di adattare verifiche e interrogazioni per il ‘mio’ alunno, come se fosse una cosa solo mia. Se la disabilità non è considerata grave, capita che io venga spostata a fare supplenze in altre classi, togliendo ore a chi ne avrebbe diritto. Succede sistematicamente. C’è anche una grande difficoltà a lavorare insieme. Molti docenti non sanno bene cosa fare con noi in classe, non ci coinvolgono, e così finiamo a fare da ponte continuo: tra l’alunno e gli insegnanti, tra quello che il PEI dice di voler raggiungere e quello che, nella pratica, serve per andare avanti. A volte ti senti lì senza esserci davvero. Ho visto una collega passare ore a fingere di fare altro perché la ragazza che seguiva, con Asperger, non la accettava. Mi ha detto proprio di sentirsi inutile. Da poco ci chiamano ‘insegnanti di inclusione’. In teoria siamo docenti della classe, responsabili dell’inclusione di tutti”.

“Nella realtà restiamo quelle a cui si chiede di riparare, tenere insieme, senza un vero riconoscimento e senza nessun supporto psicologico. Forse sbaglio io la prospettiva, mi aspetto cose dallo Stato che è impossibile chiedere. Ma è così? Non è molto importante far sentire i nostri ragazzi amati, inclusi, accolti? Se ti avvicini troppo, se mostri umanità, rischi di essere vista come ‘troppo emotiva’. Ma allo stesso tempo ti viene chiesto di contenere il dolore di studenti, famiglie, classi intere. È una contraddizione che mi sto accorgendo di non saper sostenere da sola. Non voglio smettere di fare questo lavoro ma non voglio più farlo sentendomi da sola, soprattutto a fine giornata con una quantità di frustrazione in corpo che non so dove mettere”, ha concluso.

Il sondaggio

Da un nostro sondaggio che ha coinvolto 1.070 persone è emerso un dato amaro: secondo sette docenti su dieci non si fa bene inclusione degli alunni con disabilità a scuola. I problemi, inoltre, sono moltissimi, prima tra tutti la mancata “vocazione” di molti docenti di sostegno, spesso senza specializzazione: a dirlo sei docenti su dieci.

Ma andiamo alle motivazioni: perché l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità non funziona? A quanto pare, la “colpa” è degli insegnanti e a confermarlo sono stati loro stessi. L’opzione “docenti di sostegno senza specializzazione che magari fanno sostegno solo per ripiego” è stata infatti la più scelta da tutti: da insegnanti, genitori, anche dalle persone che operano al di fuori del mondo della scuola.

In particolare, a sceglierla è stato il 60,4% dei docenti e l’80,5% dei genitori. A seguire, svetta la presenza di troppi casi di alunni con disabilità certificata, opzione selezionata dal 39% dei docenti. Lo stesso numero di insegnanti ha posto tra i problemi irrisolti quello della “mancanza di fondi per pagare figure esterne, nei casi di disabilità più gravi”.

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