Prima ora | Notizie scuola del 28 maggio 2026

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28.05.2026

Docenti di sostegno, tra ritardi nelle nomine e discontinuità: dati ISTAT

L’inclusione scolastica in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Con un numero di alunni con disabilità che ha raggiunto i 377mila (il 4,8% del totale degli iscritti), il ruolo dei docenti di sostegno è diventato più centrale che mai. I dati ISTAT per l’anno scolastico 2024-2025 delineano un quadro fatto di luci e ombre: da un lato l’aumento numerico e della specializzazione, dall’altro persistenti criticità legate alla precarietà e ai ritardi burocratici.

Più docenti e maggiore specializzazione

Nell’anno scolastico in questione, il contingente dei docenti per il sostegno ha superato le 261mila unità, segnando un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Di questi, la stragrande maggioranza (circa 250mila) opera nelle scuole statali.

Un dato estremamente positivo riguarda la formazione: negli ultimi cinque anni, la quota di insegnanti specializzati è balzata dal 63% al 78%. Tuttavia, rimane un divario territoriale e strutturale importante:

  • circa 57mila docenti (il 22%) non possiedono ancora una formazione specifica e vengono assegnati al sostegno per far fronte alla carenza di figure esperte
  • nelle regioni del Nord, il ricorso a personale non specializzato raggiunge il 32%, contro l’11% del Mezzogiorno
  • la carenza di specialisti è più marcata nelle scuole dell’infanzia e primarie (27-28%) rispetto alle secondarie di secondo grado (10%).

La piaga della discontinuità e i ritardi nelle nomine

Nonostante il miglioramento del rapporto alunno-insegnante (pari a 1,4 nelle scuole statali, un valore migliore della raccomandazione di legge di 1 a 2), la continuità didattica resta una delle criticità più gravi.

Il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente. Questa instabilità raggiunge picchi del 70% nella scuola dell’infanzia e del 61% nella secondaria di primo grado. A complicare la situazione si aggiungono i ritardi nelle assegnazioni: all’avvio dell’anno scolastico, il 22% dei docenti non era ancora stato nominato e, a distanza di un mese, il 10% dei posti risultava ancora vacante. Al Nord, i ritardi nelle nomine sono stati più frequenti, coinvolgendo il 26% degli insegnanti all’inizio dell’anno.

Il lavoro in classe e il legame con le famiglie

Il docente di sostegno non è solo una figura dedicata al singolo, ma un perno della didattica inclusiva. Tuttavia, i dati mostrano che c’è ancora strada da fare per una piena integrazione:

  • Solo per il 30% degli studenti l’attività di sostegno è rivolta all’intera classe.
  • Per il 51% degli alunni, il docente mantiene un’interazione con i compagni pur concentrandosi sullo studente con disabilità.
  • Per il 19%, l’attività rimane esclusivamente individuale, una pratica che scende al 14% nelle scuole superiori ma che è più frequente nelle primarie (24%).

Un aspetto fondamentale del loro ruolo è il rapporto con le famiglie. Gli incontri tra genitori e docenti di sostegno sono molto più frequenti rispetto a quelli con i docenti curricolari: il 36% delle famiglie incontra il docente di sostegno almeno una volta al mese. Questo coinvolgimento è più intenso nel Mezzogiorno, dove i colloqui frequenti riguardano il 45% degli alunni.

Le nuove frontiere: tecnologia e progetto di vita

Il docente di sostegno è chiamato a gestire strumenti complessi come il Piano Educativo Individualizzato (PEI), redatto ormai per il 97% degli studenti. Tuttavia, solo nel 40% dei casi il PEI viene considerato coerente con un “progetto di vita” formalizzato, segnale di una mancanza di coordinamento tra scuola e servizi territoriali.

Infine, emerge una carenza nella formazione tecnologica: solo nel 27% delle scuole tutti i docenti di sostegno hanno frequentato corsi sulle tecnologie educative. Nonostante ciò, nella metà delle scuole italiane, gli insegnanti utilizzano quotidianamente strumenti digitali per supportare la didattica inclusiva, dimostrando una proattività che spesso va oltre la formazione istituzionale ricevuta.

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