Manca poco al termine dell’anno scolastico ed è in arrivo la verifica finale del PEI. Quali elementi devono sostenere pedagogicamente la proposta delle ore di sostegno? A rispondere, nel corso della diretta della Tecnica risponde live, la docente Katia Perdichizzi, esperta di inclusione:
“Direi che è fondamentale che il fabbisogno delle risorse nasca da una lettura complessiva del funzionamento dello studente nel contesto scolastico. La proposta delle ore non dovrebbe mai essere letta, pertanto solamente in termini quantitativi, perché non si tratta semplicemente di chiedere più ore, ma di spiegare quali bisogni educativi richiedono una presenza più strutturata del docente di sostegno e quali condizioni sono necessarie per la partecipazione, l’apprendimento e l’inclusione più efficace dell’alunno con disabilità”.
“Le ore di sostegno non devono essere pertanto, direi, considerate non come una risposta alla difficoltà dell’alunno, ma come una risorsa che aiuta la scuola a costruire delle condizioni inclusive. In questo senso il docente non lavora solo sull’alunno, ma sul contesto, sulle relazioni, sulla mediazione didattica e sulla partecipazione al gruppo classe. Quindi un aspetto delicato che riguarda anche questo, la necessità di evitare automatismi”.
“La proposta delle ore non può essere solo basata sulla certificazione, a questo punto possiamo dire sulla gravità clinica, ma deve tener conto del profilo di funzionamento dell’alunno e anche dell’impatto che i bisogni educativi hanno nella vita scolastica quotidiana. Quindi la scuola a questo punto mediante la richiesta delle ore sta dicendo quali condizioni ritiene necessarie per garantire il diritto allo studio, alla partecipazione, all’inclusione dell’alunno. Per questo motivo è importante che sia una proposta motivata, tanto è vero che il PEI c’è una sezione in cui ci chiede di motivare la richiesta delle ore dal punto di vista quantitativo, di motivarla e che sia quindi coerente, documentata, frutto di una riflessione ovviamente collegiale condivisa”.
Il dirigente scolastico Salvatore Impellizzeri ha invece risposto su come viene gestita a livello di istituto la raccolta delle proposte relative alle ore di sostegno:
“La raccolta delle ore, che sono le delibere che fa il GLO nel determinare le ore, non deve essere automatica in base alla gravità o meno, deve essere in base a reali bisogni e non è certo la sommatoria di risorse che fa qualità, ma il giusto utilizzo delle risorse e la dinamica di queste risorse nel gruppo classe, perché poi ricordiamoci che inclusione significa che l’alunno deve poter interagire anche con gli altri compagni e quindi anche una didattica inclusiva, che richiede una didattica innovativa. Una didattica tradizionale, guardate che non favorisce l’inclusione e didattica tradizionale, intendo quella basata su spiegazione, ripetizione, verifiche”.
“Quindi le risorse vengono raccolte dal dirigente scolastico dopo che si sono tenuti tutti i GLO finali. Poi dopodiché, l’ufficio scolastico di ambito territoriale emana una nota, dove raccoglie tutte le richieste di organico di sostegno necessario e poi così a cascata, poi all’USR e al Ministero in modo che venga determinato il contingente necessario ad assicurare la giusta quantità di risorse che le scuole hanno richiesto”.
“Di solito vengono soddisfatte tutte e anche perché poi se si va a contenzioso di solito l’amministrazione perde. Perché se un gruppo di lavoro ha chiesto un determinato numero di ore è chiaro che c’è una ragione, quindi di solito non si entra nel merito di questa decisione. Importante rispettare le procedure. Ecco, questo è il meccanismo molto semplice”.