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Università: prove di riforma

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Si profila una nuova riforma per l’Università e le novità sostanziali dovrebbero riguardare l’articolazione dei percorsi di studio. Affidandosi ancora una volta a formule aritmetiche, dopo il "3+2" (laurea triennale di base ed altri due anni per conseguire la laurea specialistica) della riforma promossa da Ortensio Zecchino, ministro dell’Università e della Ricerca nel precedente Governo, si passerebbe ad una doppia formula: "1+2+2" ed "1+4".

In effetti, la prima delle due nuove formule non rivoluziona il precedente sistema, visto che alla fine di un percorso triennale ci sarebbe sempre una laurea di 1° livello. Ma la novità consiste nel fatto che gli studenti universitari potranno optare, dopo un primo anno comune a tutti, per un biennio professionalizzante, che dovrebbe consentire l’immediato ingresso nel mondo del lavoro, o per un biennio metodologico, che servirebbe, invece, per proseguire gli studi attraverso il successivo percorso specialistico.

In tal senso, il nuovo modello viene definito a "Y" e seppure la terminologia ci sembra davvero troppo esemplificativa la usiamo perché i lettori ne sentiranno parlare ancora nel prossimo futuro, in modo schematico, sugli organi di informazione. Le Università dovrebbero stabilire criteri di accesso ai percorsi biennali di base e di specializzazione (sarà importante verificare se la selezione verrà finalizzata ad un numero programmato di iscrizioni o se comporterà solo una eventuale prova di merito che prescinda dal "numero chiuso").

Ma per alcune facoltà, che hanno manifestato una certa insofferenza per il sistema attualmente in vigore (tre anni di base per la laurea, altri due per quella specialistica), si profila una riarticolazione dei percorsi, secondo una formula (1+4) che prevede l’anno comune e un successivo percorso unitario di quattro anni di corso. E’ il caso, ad esempio, di Giurisprudenza, anche se i presidi delle varie facoltà riuniti in conferenza hanno recentemente approvato un documento che, pur invitando a realizzare per le facoltà giuridiche un percorso didattico unitario (appunto il cosiddetto "1+4"), sottolinea come debbano essere le stesse singole facoltà ad attivare percorsi quinquennali, prendendo in considerazione anche il percorso "1+2+2" e lasciando agli studenti la possibilità di transitare da un percorso formativo all’altro.

I rettori degli Atenei italiani vogliono valutare con attenzione il progetto di riordino proposto dal ministro Letizia Moratti e mostrano perplessità soprattutto riguardo all’eventualità di cambiare nome alle lauree e ai master, come ipotizzato nel testo che prende spunto dal documento elaborato dalla commissione nominata dalla Moratti dopo il suo insediamento al Ministero e presieduta da Adriano De Maio, rettore della Luiss.

Il progetto di riforma degli ordinamenti universitari, infatti, prevede che soltanto il titolo di 1° livello non cambi nome (continuando a chiamarsi "laurea"), mentre la "laurea specialistica" diventerebbe, al termine dell’intero percorso quinquennale, "laurea magistralis" e il dottorato di ricerca farebbe conseguire la "laurea doctoralis".

Il presidente della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), Piero Tosi, ha manifestato forti dubbi sull’opportunità di introdurre immediate modifiche obbligatorie e si è augurato, invece, un aumento di flessibilità nell’articolazione dei percorsi.

Oltre che dalla Conferenza dei Rettori, lo schema di riordino dovrà essere valutato dal Cun (Consiglio Universitario Nazionale), dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, nonché passare al vaglio della Corte dei conti. Naturalmente, anche docenti, rappresentanze sindacali e studenti sono interessati a valutare il progetto di riforma e se saranno interlocutori graditi lo si capirà presto, ma il Ministro farebbe bene a non escluderli dal confronto.

Intanto, dal Rapporto Isfol 2002 si apprende che l’introduzione del discusso sistema del "3+2" è coinciso con l’aumento delle immatricolazioni, che erano in calo a partire dal 1994. Nell’anno accademico 2000/2001, invece, la tendenza viene capovolta e si ha un incremento, rispetto all’anno precedente, di quasi settemila immatricolati (da 253.311 a 260.291).