Home Attualità Vaccinazioni obbligatorie: scontro Raggi-Lorenzin

Vaccinazioni obbligatorie: scontro Raggi-Lorenzin

CONDIVIDI

Come era facile prevedere il clima elettorale ha riportato a galla la questione delle vaccinazioni obbligatorie, questione che pareva ormai essere stata metabolizzata da tutti.

Raggi sfida le leggi nazionali

E invece a Roma la sindaca Virginia Raggi decide di dare il via ai fuochi d’artificio facendo deliberare dal consiglio comunale che nelle scuole della capitale gli alunni potranno continuare a frequentare anche senza essere in regola con le vaccinazioni obbligatorie.
La ministra Beatrice Lorenzin non perde l’occasione per ironizzare sulla propria pagina FB: “Leggo che il Sindaco Raggi e l’Assemblea Capitolina si sono trasformati in un nuovo organo tecnico scientifico delle istituzioni italiane: non solo si occupano di virus e batteri, ma forse presto si occuperanno anche di nuove terapie geniche o di terapie oncologiche”.

Icotea

Virginia Raggi replica: “I bambini rischiano di essere cacciati dalla scuola per il caos della Lorenzin. Per colpa della Lorenzin e dei ritardi nelle prenotazioni della Regione Lazio, da marzo i bambini ancora in attesa della vaccinazione rischiano di essere cacciati dai nidi e dalle scuole di infanzia per i restanti quattro mesi di questo anno scolastico e educativo. I loro diritti vanno tutelati”.

La scadenza del 10 marzo

La questione, dunque, riguarda i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia perché, per questa fascia, la legge consentiva alla famiglie di presentare entro il 10 settembre una dichiarazione di avvenuta vaccinazione o di “impegno” a sottoporre i bambini alle vaccinazioni d’obbligo.
Sempre secondo la legge, però, la famiglia deve presentare la documentazione di avvenuta vaccinazione entro il 10 marzo 2018.
E qui nascono i problemi, perché sembra che nel Lazio (ma forse anche in altre regioni) le strutture sanitarie potrebbero essere in difficoltà ad evadere tutte le richieste entro il 10 marzo prossimo.
Ecco perché la sindaca Raggi chiede che il Ministero disponga una deroga.
Sulla polemica interviene anche Luigi Di Maio del M5S:  “Io penso che i genitori che non vaccinano i figli sono degli irresponsabili, ma il vero tema è capire se lo Stato deve prendersi la responsabilità di prendere bambini di otto anni e sbatterli fuori dalla scuola”.
Per la verità va detto che la mancata presentazione della documentazione vaccinale non prevede l’esclusione dalla frequenza scolastica per i bambini della scuola primaria, ma solo per quelli dell’infanzia.
Resta il fatto che la situazione è piuttosto complicata e c’è davvero il rischio che i ritardi delle strutture sanitarie possano avere conseguenze sulla frequenza dei bambini dei nidi e dell’infanzia.

A chi “obbediranno” i dirigenti scolastici?

Ma, a questo punto, sorge un problema di non poco conto:  con ogni probabilità nelle scuole dell’infanzia comunali di Roma ci si adeguerà alle indicazioni dell’assemblea capitolina, ma cosa succederà nelle scuole statali?
I dirigenti scolastici si atterranno alle disposizioni fin qui emanate dal Miur o “prenderanno ordini” dalla sindaca Raggi?