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29.05.2026
Aggiornato alle 11:44

Valditara: sbagliato non denunciare chi aggredisce. Il ministro contro il docente di Parma

Il ministro Valditara interviene, con una intervista al Corriere della Sera, spiegando che considera un grave errore il fatto che il professore dell’Itis di Parma non intenda procedere alla denuncia di parte contro gli studenti che hanno aggredito lui e un altro docente.

Dice Valditara: «Con questo governo l’epoca del giustificazionismo è finita. Se un docente viene aggredito non ci può più essere comprensione. Le norme ci sono e vanno applicate. Quello che è successo è un fatto di assoluta gravità. Io penso che un insegnante aggredito che in qualche modo banalizza quanto avvenuto dicendo che non si è trattato di una aggressione, che ha voluto accettare il loro “linguaggio”, e che, aggiunge, di non volerli denunciare non stia compiendo un atto educativo, bensì stia scardinando il principio di autorevolezza e responsabilità che la scuola deve incarnare. Sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle. Da ministro, ma anche da genitore, non posso condividerlo».

Occorre denunciare

Il ministro non risponde alla affermazione del docente che aveva spiegato che “La querela di parte io per principio non la faccio perché è una cosa sbagliata. Uno Stato deve sapere quando agire, non deve delegare i cittadini”.

Posizione, questa, non peregrina, non fosse altro perché una querela di parte implica che poi è il querelante a pagare avvocati, andare in tribunale, sostenere costi economici ed umani che difficilmente troverebbe il supporto (anche economico) da parte della scuola o del ministero.

Valditara invece insiste sul fatto che anche la denuncia è educativa: ci vuole un messaggio educativo forte: non si accetta il linguaggio della prepotenza, l’autorità va rispettata. Il professore sostiene che la denuncia avrebbe “distrutto il futuro” dei tre ragazzi: la sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona. Oltretutto, essendo minorenni, per quello che hanno fatto non è prevista certo la galera, ma altri strumenti rieducativi. Non è “cattivismo”, è educare al farsi responsabili. E poi certo, dopo la sanzione, la scuola ha il compito di accompagnare quei ragazzi, non di abbandonarli».

Ministro incompetente? Non querelo

Da ultimo il ministro risponde alle parole del docente che ha descritto il ministro come incompetente ricordando quando parlò di umiliazione degli studenti, una frase di quattro anni fa che aveva fatto molto discutere già allora. «Credo che sia arrivato il tempo di smetterla con la violenza verbale e con le strumentalizzazioni – spiega il ministro – . Ho detto una cosa molto diversa. Di fronte al gesto di un ragazzo che aveva preso a pugni l’insegnante ho affermato che per recuperarlo occorreva che imparasse cosa è la responsabilità. Ho usato “umiliandosi” al riflessivo, non nella forma attiva, umiliare, aggiungendo subito dopo: “prendendosi la responsabilità dei suoi atti” ».

E continua citando l’essenza del messaggio cristiano e ricordando parole simili di Papa Francesco quando parlava dell’importanza dell’umiliarsi, nel senso di rendersi umili.

Querelare il docente?

Poi, velatamente, mette lì una frase che può essere interpretata in molti modi. Rispondendo alla domanda su possibili provvedimenti nei confronti del docente dice:  «No, non lo querelo, sarà l’ufficio scolastico regionale a valutare il da farsi».

Poi, dopo aver espresso un giudizio molto positivo sul preside dell’Itis passa ad altri argomenti, al supporto psicologico, ai nuovi percorsi di educazione al rispetto e all’empatia, alle Indicazioni per i Licei rispetto alle quali entra a gamba tesa sulle proposte della Commissione per letteratura («Penso che i Promessi Sposi e il Manzoni vadano valorizzati al massimo e ho serie perplessità nell’abbinarlo a Dante, Leopardi e Foscolo al quarto anno») e per filosofia («capisco che studiarla per temi può essere più stimolante, ma non si può perdere la dimensione storiografica, perché si rischia di banalizzarla: vedrei bene un saggio mix tra i due approcci».

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