Home Politica scolastica Vanverismo pedagogico: anche ministro e sottosegretario lo hanno alimentato

Vanverismo pedagogico: anche ministro e sottosegretario lo hanno alimentato

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Finalmente il Corriere oggi 10 agosto corregge il tiro, rispetto ai Galli della Loggia vari.
Parlo dell’intervento odierno nella pagina dei commenti, firmato da Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss.
Il titolo dice tutto: “La lezione dei nostri figli: mai smettere di imparare. Una formazione tradizionale inibisce la creatività. Bisogna uscire dagli schemi e tornare a chiedersi il ‘perchè’ delle cose come fanno i bambini”.
Mi sono permesso di riprodurre per esteso il titolo per la chiarezza delle intenzioni e dello svolgimento.

Nel senso che dice bene il cuore della scuola di oggi, nonostante le mille difficoltà.

Dopo la nostra lettera al direttore Luciano Fontana, uscita su “La Tecnica” lo scorso 27 luglio, il Corriere pubblicò un successivo intervento di Angelo Panebianco di tutt’altro tenore, che commentammo, sempre su “La Tecnica”, il 7 agosto scorso.
Ora questo intervento di Lo Storto che riprende quasi alla lettera il ragionamento proposto nei due pezzi citati.
Meglio tardi che mai, potremmo aggiungere, da parte del Corriere.
Possiamo chiedere anche agli altri organi di stampa, gli stessi che hanno ospitato certe infelici uscite di coloro che la scuola la conoscono da lontano, una analoga disponibilità di interventi più inerenti al cuore pedagogico-culturale odierno?
Resta la domanda: se la scuola cerca di fare questo, perché invece nel Paese sembra prevalere oggi, prevale oggi una idea negativa della conoscenza, delle competenze, della fatica dello studio, tanto da ingenerare l’idea che basti cliccare su internet per sapere tutto, così da ridurre le discussioni sui social in parole al vento, se non insulti ed altro?
Perché siamo nel tempo delle post-verità, cioè delle fake news, delle mascherazioni, cioè, in fondo, della violenza?
E la politica oggi non ê lo specchio di questo Paese che parla a vanvera?
Proprio per questa ragione perché, invece di affinare la domanda di qualità, si è preferito, da parte di un ministro-preside e di un sottosegretario-preside, sminuire, depotenziare, quasi svuotare quella domanda di qualità della scuola?
Misteri italiani.
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