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Aggiornato il 11.11.2025
alle 13:02

Velasco: “A scuola ci sono tante materie e si deve andare bene in tutte, questo è un errore metodologico”

Mentre tutti attaccano la scuola italiana c’è anche chi è più ottimista e mette in luce i suoi aspetti migliori. A farlo è stato l’allenatore della nazionale di volley femminile italiana Julio Velasco al podcast Wilson de Il Post.

Giovani pessimisti a causa degli adulti?

Ecco la sua visione: “Nei giovani c’è pessimismo a causa di noi adulti. Loro sono fiduciosi ma li abbiamo convinti noi. La scuola italiana è una scuola che difendo, ha tanti problemi ma secondo me è una scuola ottima. Lo vedo nei miei figli, ma anche nei giocatori, come parlano con proprietà di linguaggio”.

C’è però un problema di fondo, a suo avviso: “Però la scuola come funziona? Ci sono tante materie e uno deve andare bene in tutte. C’è una idea che filtra: che migliorare significa migliorare tante cose contemporaneamente. E questo è un errore metodologico”, ha concluso.

“Ho sempre avuto fiducia nei giovani”

Ecco le parole dello sportivo di qualche tempo fa, sui giovani: “Si parla sempre male dei giovani. Come facciamo a rapportarci con i giovani se continuiamo a dirgli ‘noi eravamo meglio di voi’ ‘noi giocavamo col cavallo di legno e voi state sui social’? Se me lo avessero detto a 18 anni li avrei mandati a quel paese. I giovani sono diversi perché vivono in un mondo diverso. Io ho sempre avuto fiducia in loro, nelle mie figlie, nei nipoti, nei giocatori: anche nella mia squadra ammiro la capacità d’adattamento e la voglia di lavorare. Queste ragazze sono state favolose: come avevo chiesto, si sono comportate come una squadra che aveva perso, non vinto a Parigi”.

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L’argentino, tempo fa, ha dato alcuni consigli per instaurare un buon rapporto con i giovani di oggi.

“Dobbiamo smettere noi adulti di dire ‘ai miei tempi’. Volevamo cambiare il mondo e lo abbiamo fatto, non abbiamo sbagliato tutto: oggi ci sono tante cose che diamo per scontate, c’è stato il femminismo, l’aborto, il divorzio… Dobbiamo dire ai giovani che sono bravi e che devono continuare a cambiare il mondo: se gli ripetiamo sempre che noi eravamo migliori, dove la trovano la forza per farlo? E all’opposto questo non significa che dobbiamo viziarli, proteggerli dalle delusioni e dar loro sempre ragione, perché sarebbe come dire loro che sono deboli”.

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