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Aggiornato il 20.10.2025
alle 13:11

Viaggi di istruzione: le associazioni di categoria chiedono al MIM di garantire flessibilità didattica e autonomia scolastica

Non sono ancora del tutto risolti i problemi contabili che le scuole devono affrontare per poter organizzare visite e viaggi di istruzione senza incorrere nella violazione delle regole del Codice degli appalti o delle disposizioni dell’Anac (Autorità nazionale anti-corruzione).
Nei giorni scorsi si è svolto un incontro a cui hanno preso parte dirigenti dei Ministeri dell’Istruzione, del Turismo e delle Infrastrutture e rappresentanti delle associazioni del turismo organizzato.

In queste ore le Associazioni hanno diramato un comunicato con cui manifestano apprezzamento per gli esiti del confronto ma al tempo segnalano la necessità di affrontare in modo più preciso i temi ancora in sospeso.
Per intanto le associazioni ribadiscono la necessità di “aggiornare tempestivamente la circolare ministeriale indirizzata alle istituzioni scolastiche, riconoscendo la loro natura di amministrazioni sub-centrali (soglia 221.000 euro) e l’inquadramento dei corsi e soggiorni linguistici tra i servizi dell’allegato XIV (soglia 750.000 euro)”.

Viene chiesto anche di ampliare le categorie di viaggi per i quali si possa derogare alle regole stringenti del codice: Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) e stage, scambi internazionali, uscite giornaliere, percorsi di educazione civica e viaggi sportivi.
Le associazioni chiedono anche di sospendere e rivedere il bando Consip sui viaggi d’istruzione, alla luce delle molteplici criticità evidenziate.
“L’impostazione attuale – dicono – è basata su logiche di business travel e criteri economici non coerenti con il turismo scolastico è rischia infatti di escludere le imprese specializzate, aumentare i costi per famiglie e scuole e compromettere la continuità delle attività formative”.

Ma soprattutto – osservano le Associazioni – è fondamentale “riconoscere che, nel corso dell’anno scolastico, possono emergere nuove esigenze o variazioni rispetto alla pianificazione iniziale: tali scostamenti non devono essere considerati frazionamento artificioso, ma espressione della flessibilità didattica e dell’autonomia scolastica”.

In proposito è a dir poco curioso che debbano essere le Associazioni di aziende che si occupano di trasporti a dover ricordare al Governo che esistono la “flessibilità didattica e l’autonomia scolastica”.
C’è da chiedersi come mai fino ad ora il Ministero dell’Istruzione non sia riuscito a far comprendere agli altri ministeri coinvolti e all’Anac stesso che l’organizzazione dei viaggi di istruzione è funzionale alla realizzazione dell’offerta formativa e non viceversa.
Basti pensare ai tanti eventi locali di grande interesse culturale e scientifico il cui calendario non è noto a inizio anno scolastico ma che possono offrire occasioni importanti alle scuole (si va dalle Fiere del Libro ad esposizioni presso Musei nazionali): bisognerà rinunciare solo perché questi eventi richiederebbero una organizzazione del trasporto che esula dal piano già definito?

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