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Video alunno disabile picchiato finito su Google, i tre manager assolti in appello

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Il 21 dicembre la prima sezione della corte d’appello di Milano ha assolto i tre manager di Google dall’accusa di violazione della privacy in relazione all’inserimento sul web del video di un bimbo down picchiato e deriso dai compagni di scuola nel 2006. La sentenza, che ribalta il verdetto di primo grado, era molto attesa perché si tratta del primo procedimento penale, anche a livello internazionale, che vede imputate persone per la pubblicazione di contenuti sul web.
In primo grado i tre manager d Google – David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior vice presidente, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc – erano stati assolti dalla diffamazione, ma condannati per violazione della privacy. Adesso invece vengono scagionati su tutta la linea.
Un quarto imputato solo di diffamazione Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l’Europa, era già stato assolto dal Tribunale ed ora la corte d’appello ha confermato il verdetto in relazione alla sua posizione. L’avvocato Giulia Bongiorno commenta: “Con questa sentenza l’Italia rientra in Europa perchè Google non è come il direttore responsabile di un giornale, non è un controllore, il controllo spetta all’utente. Contestualizzando il fatto è stata trovata la soluzione, la sentenza non mi sorprende”.
Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l’8 settembre dello stesso anno, dove rimase, cliccatissimo nella sezione “video più divertenti”, fino al 7 novembre, prima di essere rimosso. Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google in cambio di un risarcimento in denaro. Successivamente usciva dal processo tra il primo e il secondo grado anche l’associazione “Vividown. Anche in questo caso non è noto l’ammontare della somma pagata da Google.