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Prima ora | notizie del 14 luglio

14.07.2026
Aggiornato alle 10:41

Vietava ai bimbi l’uso del bagno: condannata in appello un’insegnante torinese

La Corte d’Appello ha condannato a un anno e nove mesi, con sospensione condizionale della pena, un’insegnante di due scuole elementari torinesi, riformando la sentenza di primo grado che l’aveva assolta dalle accuse di maltrattamenti mosse da 21 ex alunni. La condanna riguarda in particolare due classi, per un totale di quattro alunni.

Le testimonianze degli ex alunni

A pesare sulla decisione dei giudici sono state soprattutto le testimonianze di quattro ex alunni, ormai maggiorenni, che a maggio hanno ripercorso in aula gli anni scolastici contestati, come riporta Repubblica. “Mi aveva sgridato, dicendo che ero una deficiente che non sapeva fare nulla e che non sarebbe andata da nessuna parte”, ha raccontato una ragazza. Altri ex alunni hanno riferito: “Ci umiliava, ci minacciava e vietava di andare in bagno, tanto che qualcuno non riusciva a trattenersi e si faceva la pipì addosso”.

La difesa dell’insegnante

Il legale della maestra ha annunciato ricorso in Cassazione non appena saranno depositate le motivazioni: “La sentenza doveva essere confermata totalmente, ma a mio avviso è stata confermata quasi totalmente. La condanna è giunta per un’unica classe di un istituto e un’unica classe dell’altro, per quattro alunni in totale rispetto ai 21 bambini che l’avevano accusata”. Durante la requisitoria aveva anche detto: “Mi sento un po’ solo in quest’aula. Hanno dipinto un bellissimo affresco e vi chiedono di guardare come in un museo l’icona della maestra urlante”. La procura generale aveva chiesto una condanna a quattro anni, la stessa pena sollecitata in primo grado, e aveva rinunciato all’appello per le altre tre figure coinvolte, la dirigente scolastica, la vicaria e la coordinatrice di plesso, la cui assoluzione è così diventata definitiva.

Le posizioni delle parti civili

Il legale delle parti civili ha respinto qualsiasi lettura educativa dei comportamenti contestati: “Non vedo in questi gesti alcuna finalità educativa”. Ha citato in particolare il caso di un alunno che tremava entrando in classe: “Non trovava altro modo che chiamarlo alla lavagna davanti a tutti, rendendo evidente il suo stato di debolezza e vulnerabilità”. Un altro legale ha invece commentato il verdetto guardando alle vittime: “Restituiamo a questi ragazzi un po’ di speranza. La giustizia è un po’ come l’amore: lunga, fa giri immensi, però poi torna”.

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