Una maestra di scuola primaria di 66 anni del torinese è a processo per maltrattamenti a causa di alcuni metodi punitivi contestati dai genitori. Come riporta Il Corriere della Sera, il ministero dell’Istruzione e del Merito è chiamato in causa come responsabile civile.
“Niente intervallo, tutti in classe ad ascoltare musica classica e potendo parlare solo se avessero riconosciuto il brano; chiedere in inglese il permesso per andare in bagno (‘mia figlia non se lo ricordava, aspettò l’ora dopo’); levare gli addobbi natalizi perché era sparita una borraccia”, queste le testimonianze di alcune mamme.
Tra gli episodi: rimproveri quasi quotidiani, “urlando e spesso avvicinando il suo volto a quello dei bambini, applicando punizioni”, come “costringerli a restare in piedi per diversi minuti, anche per scrivere, effettuando paragoni tra di loro con modalità denigratorie, così ingenerando negli stessi condizioni di timore, malessere, asservimento, umiliazione”.
“La maestra è serena — spiega il suo legale difensore — e decisa a dimostrare l’infondatezza delle accuse. La mia assistita ha infuso notevole passione nella sua professione, è un’insegnante innovativa e originale: forse non tutti apprezzavano il suo metodo didattico”.
Tra le audizioni degli alunni — che verranno risentiti in aula — e quelle dei genitori, la Procura ha isolato, e contestato, alcuni episodi: una bambina “strattonata per un braccio con violenza e afferrata per i capelli, avvicinando il viso a quello dell’alunna e urlandole contro”; un’altra “trascinata con violenza davanti alla cattedra”, perché si era lamentata di essere presa in giro, con l’insegnante che, per risposta, “invitava i compagni che fossero stati presi in giro da lei ad alzare la mano”.
Del resto, questa era stata la premessa: “Se tu dici che un tuo compagno ti prende in giro è perché sei tu la prima a farlo”. Fu un incubo, racconta una mamma: “Abbiamo vissuto l’ultimo anno cercando di portare a casa la pelle”. Nove famiglie si sono costituite parti civili.
La maestra, che curava anche l’ora alternativa alla religione, “chiese se avrebbe potuto parlare della morte” e, all’assenso dei genitori, il parlarne divenne dibattito: “Il tema veniva trattato durante la normale vita scolastica, ricordo che i bambini cantavano una sorta di filastrocca, ‘ogni giorno che passa ci avviciniamo sempre di più alla morte'”.