Si fa presto a dire “violenza di genere”. Dietro questa definizione non ci sono solo botte, privazioni della libertà personale, uccisioni di donne colpevoli di essere tali. La violenza inizia prima, nei silenzi in famiglia, nella mancanza di autonomia economica, nelle lesioni della privacy travestite da gelosie “innocenti”. È quanto denunciato dai relatori del convegno “La violenza di genere: strategie educative, legali e sociali”, che si è svolto giovedì 14 maggio 2026 presso l’Aula Magna del convitto nazionale “Mario Cutelli” di Catania, organizzato dall’istituto insieme all’associazione nazionale antimafia “Alfredo Agosta” e al Rotary Club Catania Europa – Etica e Legalità.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti Maria Carmela Librizzi, già prefetto di Catania, Marisa Acagnino, giudice del Tribunale di Catania, e Matteo Alborghetti, comandante della Compagnia dei Carabinieri di piazza Dante. Tre figure in prima linea nel contrasto alla violenza di genere, che hanno raccontato a un folto pubblico di studenti numerosi casi concreti, delineando anche le strategie per combattere un fenomeno ancora sottovalutato, benché sia largamente diffuso.
A dirlo sono i dati dell’Istat, presentati all’inizio dell’incontro, moderato dal giornalista de La Tecnica della Scuola Valerio Musumeci. “Circa due milioni 441mila donne hanno subito nel corso della vita violenze fisiche o minacce da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti, il 12,2% delle donne dai 16 ai 75 anni di età”, si legge nel rapporto “Sicurezza delle donne” del 2025. “Il 20,8% ha subito anche almeno una forma di violenza sessuale, circa quattro milioni 174mila. Tra queste, le molestie fisiche di natura sessuale sono più di tre milioni 800mila, ricevute dal 19,2% delle donne”, aggiungono gli esperti dell’Istituto Nazionale di Statistica.
Le forme più gravi, gli stupri e i tentativi di stupro, “circa 705mila 500, sono state subite dal 3,5% delle donne”, senza trascurare “gli atti persecutori, lo stalking, prevalentemente attuati al momento o dopo la separazione dagli ex partner (14,7%) sia al di fuori della coppia, da parte di altri autori (nove per cento)”. Non di rado, poi, si assiste ai femminicidi, vale a dire casi di donne uccise in quanto tali. Solo nei primi mesi del 2026 sono stati decine gli episodi registrati.
A citare dei casi concreti – dopo i saluti introduttivi di Roberta Gatto, responsabile per la legalità del “Cutelli”, che ha rappresentato la dirigente Anna Spampinato, Francesco Mauceri, presidente del Rotary Club Catania Europa – Etica e Legalità e Patrizia Stella Signorello, referente dell’associazione “Alfredo Agosta” – è stata Marisa Acagnino. Una lunga carriera in magistratura, la sua, con un’attenzione particolare alle donne, alle famiglie e ai minorenni. “Uno dei primi casi di cui ho dovuto occuparmi riguardava una ragazza bellissima, trovata morta ad Acireale. Le indagini hanno permesso di appurare che a commettere l’omicidio era stato il compagno della madre, che costringeva la giovane ad avere rapporti”, ha raccontato.
“Una situazione mai denunciata dalla madre“, ha sottolineato Acagnino, “che durante il processo arrivò a difendere l’uomo”. Per la giudice, l’aspetto più importante da chiarire è che esistono forme diverse di violenza. “Non permettere a una donna di avere una libertà economica è già violenza, come anche pretendere di controllarle il telefonino o di sindacare come si vesta. Purtroppo, si tratta di situazioni ancora molto diffuse, anche tra i ragazzi”.
A concentrarsi sugli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine è stato Matteo Alborghetti, comandante della stazione di piazza Dante. “L’Arma dei Carabinieri è in prima linea nella lotta alla violenza di genere“, ha detto ai ragazzi. “Purtroppo, si tratta di un tema di rilievo nazionale, con numeri che, come abbiamo visto, restano molto elevati. Noi rispondiamo con tutti gli strumenti a disposizione, a partire dal controllo del territorio. L’aspetto più importante però restano le denunce, fondamentali per agire”.
Il comandante ha illustrato anche alcuni strumenti normativi specifici, come il richiamo del questore e le misure del Codice Rosso, varato nel 2019, che prevede una corsia preferenziale per i procedimenti riguardanti reati di violenza domestica e di genere, accelerando le indagini per proteggere le vittime. “Incontri come questo sono fondamentali per creare una maggiore consapevolezza tra le nuove generazioni”, ha sottolineato Alborghetti. “Noi siamo pronti a intervenire, ma la strategia migliore per evitare che questi episodi si ripetano in futuro passa dalla prevenzione e dalla divulgazione”.
A concludere l’incontro, la testimonianza di Maria Carmela Librizzi, che ha illustrato ai ragazzi il ruolo delle Prefetture nel contrasto alla violenza di genere, a partire dalla valorizzazione del ruolo delle donne, frutto di battaglie decennali. “Fino agli anni Sessanta alcune funzioni pubbliche erano precluse al nostro sesso, per ragioni del tutto contrarie alla Costituzione, che svilivano il ruolo stesso delle donne“, ha detto. “Per fortuna, grazie all’impegno di donne come Rosa Oliva, che ha lottato per avere riconosciuti i suoi diritti, le cose hanno iniziato a cambiare, permettendo a tutte noi di entrare nei vari uffici”.
Il lavoro, ha ribadito Librizzi, è fondamentale per garantire la libertà alle donne. “In alcuni quartieri, ci sono donne che non sanno come si usa una carta di credito, perché non hanno mai avuto un proprio conto corrente. Una cosa inaccettabile, come anche qualsiasi pretesa di controllare aspetti della vita personale, a partire dai cellulari”. Il prefetto ha concluso con un appello alle ragazze: “Se un compagno vi dà uno schiaffo, scappate. Non credete agli incontri chiarificatori, perché dove c’è stata volenza ce ne sarà ancora”.