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Violenza e persecuzione sono scelte disumane, in tutte le lingue del mondo

C’è una narrazione antitetica e a tratti surreale sulla questione Gaza e sulla “gestione” da parte della politica italiana e del circolo mediatico. Al centro c’è il genocidio del Popolo palestinese, quindi la sofferenza dell’uomo e la perdita della dignità di un Popolo martoriato sotto gli occhi del Mondo. Basterebbe fare un semplice ragionamento di pura logica: al di là delle questioni geopolitiche e religiose, la violenza e la persecuzione sono scelte “disumane” nel vocabolario di tutte le lingue del Mondo.

Poi ci sono le guerre, tante, ingiuste, tragiche e inutili. Già, perché la questione palestinese è un’altra storia, un’altra “pagina” che appartiene ad un altro capitolo di cui abbiamo omologhe e tragiche reminiscenze, purtroppo indelebili, nei confronti di un altro popolo, gli Ebrei, con il feroce sterminio attuato dal regime nazista.

Moni Ovadia, attore e musicista bulgaro di famiglia ebraica, citando il Levitico, in un’intervista, afferma che gli Ebrei sono “Soggiornanti stranieri” che devono condividere un territorio (oggi conteso con il sangue), in Pace e civile convivenza: Ebrei, Palestinesi e le varie minoranze devono convivere pacificamente rispettando le leggi di un unico Stato (Israelo-Palestinese) e il loro Credo. Infatti secondo il Talmud (il Libro Ebraico) agli Ebrei è proibita una sovranità nazionale in contrapposizione al moderno Sionismo ebraico di Netanyahu che porta invece avanti un progetto nazionalista, colonialista e suprematista, non contemplato dall’antico popolo Ebraico.

I “Corsi e ricorsi storici” di Gianbattista Vico sono quanto mai attuali e tutt’altro che scontati e anacronistici: la storia si ripete riproponendo cicli di progresso e decadenza. Ma al di là delle teorie e delle congetture storico-filosofiche vi sono aspetti impietosi insiti nella storia che oltraggiano e annientano i valori e la dignità del genere umano: la sofferenza, le disuguaglianze e le guerre.

La storia in realtà ci insegna a “come non essere e a cosa non fare”; gli eventi raccontati sui libri di storia dalle pagine lucide e profumate con le bellissime immagini di monumenti, busti e linee del tempo, sono in realtà pagine che raccontano di morte e sacrificio. Ogni pagina, ogni singola parola ci riporta al punto di partenza: a conflitti e persecuzioni, come se anni e anni di storia non fossero serviti a niente. Come se quei libri di storia, gravidi di morte, distruzione e sofferenza diventassero ogni volta pagine bianche da riscrivere con il sangue e il sacrificio di altri uomini. Con la sensazione di ritornare sempre al primo capitolo e ripercorrere luoghi ed eventi che hanno sempre un’unica radice: il conflitto, la persecuzione. La morte.

Basterebbe aprire un libro di storia per rendersi conto che ogni volta è come riscrivere tutto. Con modalità ed eventi ancora più cruenti. Primo Levi, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, in merito alla persecuzione degli Ebrei, ci aveva detto che “Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”, sottolineando che la memoria ha una funzione preventiva, un invito ad agire per evitare che la storia si ripeta. Ci aveva raccontato che “La memoria è come il mare: può restituire brandelli di rottami a distanza di anni”. Ci aveva messo in guardia dal non dimenticare, ci aveva incoraggiati a far ricorso al flusso salvifico della Memoria storica per riscrivere nuove pagine di storia, lontane dalla disumana persecuzione di un Popolo.

Ma tutto si ripete, tutto si riproduce nel cerchio storico di vichiana memoria. Tutto ritorna sulle pagine di storia con un accanimento ancora più disumano: come se il dovere della MEMORIA fosse solo impresso nell’inchiostro in una sorta di narrazione acritica che scivola e si disperde nel mare dell’oblio.

Tutto si riscrive. Tutto si ripete. Quasi al millimetro: la persecuzione disumana dei Palestinesi, la politica servile, relegata dietro le decisioni dell’uomo più “forte”, i “partigiani” della Global Sumud Flotilla. Le dietrologie, l’omertà e il pragmatismo deteriore della politica e il riverbero assordante e dissociato dei Mass Media, nella giungla delle loro narrazioni liquide e asimmetriche che confondono e destabilizzano.

In questo assurdo e scompaginato eterno ritorno risuonano drammaticamente attuali le parole premonitrici di Hegel: «Tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia l’uomo non ha imparato niente». Una provocazione quasi, che invita tutti ad una riflessione seria, attenta e consapevole: entrare nella storia in punta di piedi, osservando gli eventi attraverso un PATHOS e una consapevolezza empatica e sensoriale. Sentire gli eventi della storia sulla propria pelle tenendo alto il desiderio della MEMORIA.

Perché la storia non sia relegata solo nei libri, ma sia umanizzata attraverso il pensiero, i valori e la volontà di tutti gli uomini, all’ombra della cultura e del Progresso. Perché la storia è di tutti e appartiene a tutti nella misura in cui siamo disposti a lottare ogni giorno per un mondo migliore. A partire dalla quotidianità, dalla ricerca della verità e di un’informazione attenta e trasparente; svestendo i panni di spettatore passivo della storia con un approccio empatico e consapevole verso gli avvenimenti della storia che non è possibile relegare unicamente ai libri di storia. La storia ha in sé una forte tensione che occorre umanizzare attraverso i valori della Pace, della solidarietà e del senso di appartenenza, superando la mera narrazione storica e spingendosi sempre più verso i territori di una pacifica e umana convivenza.

Francesca Carone

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