A Didacta 2026 la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ai microfoni della Tecnica della Scuola, commenta le proteste degli studenti e gli episodi di violenza. Chiede di ricucire l’alleanza con le famiglie, rilanciare gli organi collegiali e investire sulla formazione continua. Il 4 novembre si riprende la trattativa all’Aran.
Barbacci parte dall’anomalia dei fatti: “Stiamo parlando di un evento insolito perché riguarda bambini, non adolescenti”. Richiama un termine usato dal presidente Sergio Mattarella e distingue due piani. Da un lato ci sono proteste “chiare, argomentate”. Dall’altro ci sono “atti di forte violenza contro beni materiali, contro le città, contro i negozi”. Per la sindacalista le nuove generazioni “si collocano nel mondo contemporaneo con una complessità che è del tutto nuova e inaspettata”. Esiste quindi, dice, “un problema educativo, una crisi educativa, una questione generazionale” che riguarda anche insegnanti e sistema scolastico.
Di fronte a questa fase, la scuola “fa fatica a trovare il paradigma, le coordinate”, perché oggi “siamo in una intemperie”. Gli insegnanti, riconosce Barbacci, ci mettono “tutta la buona volontà e un’altissima responsabilità”, ma serve una risposta di sistema. Prima di tutto occorre ricomporre la comunità professionale, lavorando insieme nei consigli di classe e nei collegi dei docenti e assumendo “le criticità, le emergenze di quella scuola, di quel quartiere, di quel territorio”. Il secondo fronte è quello delle famiglie: “Quello che si è rotto in questo tempo difficile di accelerazioni è l’alleanza con la famiglia“. Nelle famiglie e nella società civile c’è un disagio, spiega, e manca “quella rete protettiva” che la scuola finisce per compensare con una fatica aggiuntiva.
Nell’anno in cui cadono i 52 anni dalla riforma del 1974, Barbacci invita a ripensare gli organi collegiali. Chiede però di non snaturarli: serve “un grandissimo ragionamento” sull’importanza della collegialità, con attenzione “a non edulcorarli” e a “reimpossessarci” della logica originaria di partecipazione attiva e corresponsabilità. “Preferisco rinnovare la forza di quel mandato di 52 anni fa”, afferma.
Per la segretaria generale, insegnanti, personale ATA e dirigenti scolastici devono “tornare ad avere un valore sociale”, che si conquista anche con il riconoscimento economico. Lo dice “da sindacalista”, con un paragone: “Ragazzini che vanno a rompere le vetrine dei negozi delle grandi firme e il loro abito vale tanto quanto un mese di un insegnante”. Rilanciare il sistema scolastico, auspica, può farlo tornare un riferimento “per le famiglie smarrite”.
Sul fronte delle competenze, Barbacci indica la leva della “formazione continua”: “Non basta formarsi prima di entrare in ruolo, non basta formarsi per superare l’anno di prova”. Serve un percorso per tutta la vita professionale, da svolgere dentro le scuole e capace di leggere le emergenze attuali. L’occasione, aggiunge, potrebbe essere il rinnovo contrattuale: il 4 novembre le trattative proseguono all’Aran sulla parte normativa. Quella parte, precisa, non ha risorse, perché “le abbiamo tutte investite nelle retribuzioni”. Gli aggiustamenti non comporteranno costi, ma il resto della partita “prevede e deve prevedere degli investimenti aggiuntivi”. Per questo l’appello è rivolto a governo e Parlamento, che potrebbero intervenire con la legge di bilancio.