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17.09.2026

Violenza sulle donne, tre milioni hanno subìto abusi prima dei 16 anni: spesso il “mostro” è una persona di famiglia o conosciuta. Il ruolo della scuola nella prevenzione

“Tre milioni di donne italiane hanno subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni”. È questo uno dei dati più significativi emersi dalla nuova indagine Istat sulla violenza contro le donne.

La denuncia è arrivata anche dalle parlamentari Stefania Ascari, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino e Daniela Morfino, componenti del Movimento 5 Stelle della Commissione bicamerale d’inchiesta sul femminicidio, le quali hanno rimarcato che la violenza di genere viene in alto numero attuata su donne giovanissime, in molti casi su bambine: una presa d’atto agghiacciante, ripresa anche dall’Ansa, che riapre la discussione sul ruolo delle istituzioni, a partire dalla scuola, nella prevenzione del fenomeno.

I numeri dell’Istat

Secondo dati dell’Istat del 2025, il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari a circa tre milioni, dichiara di aver subìto violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Tra le donne straniere della stessa fascia d’età la percentuale è dell’11,4%, che corrisponde ad oltre 244 mila donne. Nel complesso, considerando italiane e straniere, quasi il 15% delle donne ha vissuto una forma di violenza fisica o sessuale durante l’infanzia o l’adolescenza.

Il dato assume un peso ancora maggiore quando si guarda alla natura degli episodi. L’8,2% delle donne italiane, poco meno di un milione e 650 mila, riferisce di aver subito una violenza sessuale prima dei 16 anni. La maggior parte degli episodi si concentra tra gli 11 e i 16 anni, mentre l’8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio addirittura prima dei sei anni.  

Non si tratta, quindi, di un fenomeno legato esclusivamente all’adolescenza o alla maggiore età: in una parte importante dei casi, la violenza entra nella vita della vittima quando è ancora una bambina.

Quel silenzio che preoccupa

A preoccupare è anche il silenzio che accompagna molte di queste esperienze. Più del 58% delle donne che hanno subìto violenza sessuale durante l’infanzia dichiara di non averne parlato con nessuno. La violenza, dunque, non sempre arriva immediatamente all’attenzione della famiglia, della scuola o dei servizi. Paura, vergogna, senso di colpa, difficoltà a riconoscere ciò che sta accadendo e il rapporto di fiducia con l’autore possono contribuire a rendere ancora più difficile chiedere aiuto.

Ancora l’Istat rileva anche che le violenze avvengono prevalentemente per mano di persone conosciute: tra le donne italiane, il 13,5% indica almeno una persona conosciuta come autore di violenza fisica o sessuale subìta prima dei 16 anni, mentre la quota riferita a uno sconosciuto è del 2,1%.

In un caso su quattro l’autore è il padre o il patrigno

Anche il ruolo della famiglia emerge in modo importante dai dati. Tra le donne italiane che dichiarano di aver subito violenza fisica prima dei 16 anni, padre o patrigno sono indicati come autori nel 27,3% dei casi, mentre amici, amici di famiglia o compagni di scuola raggiungono il 25,4%.

Tra le donne straniere il padre o il patrigno è indicato nel 36,6% dei casi. Sono numeri che mostrano come la prevenzione non possa concentrarsi soltanto sul pericolo rappresentato da persone sconosciute: una parte consistente delle violenze nasce infatti all’interno di relazioni quotidiane e di fiducia.

C’è anche l’esposizione da bambini alla violenza tra gli adulti

Accanto alla violenza direttamente subìta, esiste poi quella indirettamente assistita, cioè l’esposizione da bambini alla violenza tra gli adulti.

Sempre secondo l’Istat, Il 10,4% delle donne italiane e straniere dichiara di aver assistito durante l’infanzia a violenze verbali o fisiche tra i genitori, oppure a umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli. Tra le italiane la percentuale è del 10,3%.

L’istituto di statistica evidenzia inoltre una relazione tra l’esposizione alla violenza in famiglia e una maggiore vulnerabilità: tra le italiane che hanno assistito sia a violenze verbali sia fisiche durante l’infanzia, quasi la metà ha anche subito violenze fisiche e/o sessuali da piccola.

Quelle che subiscono in età adulta

Ancora più significativo è il collegamento con l’età adulta. Tra le donne italiane che non hanno subito violenze fisiche o sessuali da bambine, il 31,9% riferisce di averne subite da adulte; la percentuale sale al 57,2% tra quelle che avevano già vissuto violenza fisica o sessuale durante l’infanzia.

Il dato non significa che una vittima sia destinata a subire nuovamente violenza, ma evidenzia una forte associazione statistica tra le esperienze vissute da bambina e quelle sperimentate successivamente.

Il tema delle relazioni

Il problema, quindi, riguarda anche il modo in cui ragazze e ragazzi imparano a vivere le proprie relazioni. È proprio su questo terreno che si inserisce il dibattito sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, richiamato anche dalle parlamentari M5S in una nota diffusa il 16 settembre. Parlare di educazione affettiva, però, non significa limitarsi alla sessualità: significa affrontare temi come rispetto, consenso, autonomia del corpo, riconoscimento delle relazioni sane, gestione dei conflitti e capacità di chiedere aiuto.

Su questo punto esistono indicazioni internazionali precise. L’Organizzazione mondiale della sanità considera l’educazione sessuale completa “un percorso che deve fornire informazioni scientificamente corrette e adeguate all’età e affrontare anche relazioni, rispetto, consenso e autonomia del corpo”.

Secondo l’OMS: “programmi di qualità possono aiutare i giovani a sviluppare relazioni rispettose e a riconoscere situazioni di abuso e violenza, senza aumentare l’attività sessuale o favorire comportamenti a rischio”.

Bisogna chiedere aiuto

Un altro indicatore racconta quanto sia importante rendere più facile la richiesta di aiuto. Nel 2025 il numero antiviolenza e antistalking 1522, ha ricevuto 72.410 chiamate, delle quali 61.303 valide; 25.970 riguardavano persone che si dichiaravano vittime.

Secondo l’Istat, La richiesta di aiuto da parte delle vittime ha rappresentato il 42,3% delle chiamate valide. Il servizio offre ascolto e informazioni e può mettere in contatto le persone con i centri antiviolenza presenti sul territorio.

Il ruolo della scuola

La scuola, naturalmente, non può sostituirsi alla famiglia, ai servizi sociali, ai centri antiviolenza o alle forze dell’ordine. Può però rappresentare uno degli spazi nei quali un adolescente trascorre più tempo e nel quale può incontrare adulti in grado di ascoltare e indirizzare verso i servizi competenti. Per questo la prevenzione richiede anche personale formato, strumenti adeguati e una rete funzionante tra istituti scolastici, famiglie, servizi sanitari e realtà territoriali.

I nuovi dati Istat, dunque, non raccontano soltanto ciò che è già accaduto. Raccontano anche quanto sia importante riuscire a intervenire prima, quando bambini e adolescenti stanno ancora costruendo il proprio modo di stare nelle relazioni.

L’importanza della denuncia

La prevenzione non può essere affidata soltanto al momento in cui una violenza viene denunciata: deve passare anche dalla capacità di riconoscere un comportamento sbagliato, comprendere che il consenso è indispensabile, sapere che nessuno ha diritto di controllare o umiliare un’altra persona e, soprattutto, sapere a chi rivolgersi quando qualcosa non va.

Tre milioni di donne che ricordano una violenza subita prima dei 16 anni sono una statistica, ma dietro quella statistica ci sono esperienze individuali, spesso rimaste a lungo nel silenzio. Ed è proprio quel silenzio che scuola, famiglia e istituzioni sono chiamate a contribuire a rompere, costruendo spazi nei quali chiedere aiuto possa diventare più semplice.

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