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Visite fiscali: Usr Lombardia contro “decreto Brunetta”

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Ormai era nell’aria: l’articolo 71 della legge 133 (e in particolare la parte relativa alle visite fiscali) non regge molto e, soprattutto nella scuola, è difficilmente applicabile.

 
Il motivo? Non ci sono i soldi per pagare le parcelle delle Asl.
Ma adesso c’è qualcosa di più: in diverse realtà territoriali si sta già correndo ai ripari e in Lombardia interviene addirittura l’Ufficio scolastico regionale con una propria circolare indirizzata ai dirigenti scolastici.
“Le scuole – sostengono i due dirigenti che hanno firmato il provvedimento – devono, come ovvio, rispettare le disposizioni contenute nell’ articolo 71, ma devono anche essere in grado di svolgere la propria missione istituzionale, che è quella di garantire il servizio di istruzione”.
“Le istituzioni scolastiche – prosegue quindi il testo della circolare – devono dunque valutare, nell’applicazione delle disposizioni dell’art. 71 della legge 133/2008, la compatibilità tra l’esigenza di verifica dello stato di malattia del dipendente, con i costi che ciò comporta e con le disponibilità di risorse finanziarie presenti nel proprio bilancio”.
“L’applicazione della succitata disposizione – conclude la circolare – non può cioè avere la conseguenza, per i costi che può comportare, di penalizzare le esigenze funzionali ed organizzative dell’istituzione scolastica, compromettendone la capacità di erogare un adeguato servizio di istruzione”.
La presa di posizione dell’USR della Lombardia farà certamente scalpore e aprirà la strada ad una soluzione più ragionevole e meno “ideologica” di quella prevista attualmente dall’articolo 71 della legge 133.
D’altronde qualche dubbio sulla applicabilità della norma deve essere venuto anche al ministro Brunetta se è vero che nel corso dell’incontro avuto con i sindacati l’11 dicembre scorso ha già annunciato di avere in mente di modificare la legge.
L’annuncio del Ministro ha immediatamente riscosso gli apprezzamenti dei sindacati, ma c’è da chiedersi per quale motivo già a giugno il Dipartimento della Funzione Pubblica non avesse sentito l’esigenza di verificare la concreta applicabilità di disposizioni di per sé legittime ma che diventano vere e proprie “grida manzoniane” se inserite in un contesto contraddittorio.