Home I lettori ci scrivono W i somari!

W i somari!

CONDIVIDI

Un buon Governo, se si comportasse da “buon padre di famiglia”, farebbe di tutto per conoscere a fondo i propri“figli”, dialogherebbe con loro per capirne le esigenze e soprattutto cercherebbe di favorire e far emergere le rispettive doti naturali, correggendo dove ci sono storture e valorizzandone i lati positivi.

A me pare che i nostri Governi siano più impegnati ad inseguire le mode del momento, a tener d’occhio i sondaggi d’opinione per garantirsi i voti alle prossime elezioni o cedere alle pressioni di qualche potente multinazionale che deve estendere il proprio mercato.

Icotea

Faccio un piccolo esempio: una classe di 25 alunni ha 50 genitori, senza contare i nonni e gli zii, e in media una decina di insegnanti. Un governo in cerca di consenso elettorale chi cercherebbe di accontentare, le famiglie degli alunni o i docenti?

La risposta sarebbe: nessuno dei due, poichè un governo ha un obiettivo chiaro da perseguire volto al bene dei cittadini. Dalle ultime riforme della scuola (troppe!) emanate dai nostri governi si direbbe che regna sovrano il caos organizzativo, l’incompetenza, l’insufficiente conoscenza della realtà scolastica nazionale e soprattutto si persegue un chiaro obiettivo: tagliare.

E arrivo al punto della questione che intendo sollevare. Prendiamo un dato di fatto: le nostre industrie di successo sono quasi tutte medio-piccole, a conduzione spesso familiare e rivolte principalmente verso l’artigianato di alto livello. Sarà un bene? Sarà un male? Non so, ma da sempre l’Italia è così.

Ora mi chiedo: perchè la Scuola dell’Obbligo, nella sua funzione di orientamento verso gli studi superiori, evita accuratamente di indicare l’avviamento ad una professione artigianale o anche ad un semplice lavoro manuale? E’ così degradante intraprendere la professione di idraulico, elettricista, falegname, meccanico, sarto, ecc.?

Questo non significa assolutamente smettere di studiare; acquisire un solido bagaglio culturale serve per qualsiasi lavoro, ma apprendere un lavoro artigianale richiede molto tempo, dedizione e soprattutto bisogna cominciare a “metterci le mani” fin da piccoli.

Continuare a dire che i laureati in Italia sono meno rispetto agli altri paesi europei ci fa sentire i somari d’Europa, ma quanto guadagna oggi un giovane laureato, che spesso deve fare la valigia e migrare all’estero per lavorare, e quanto guadagna un coetaneo che fa il meccanico, l’elettricista, il falegname, l’idraulico ecc?

Certo, oggi anche un artigiano deve avere un diploma di scuola media superiore se vuole essere competitivo. Ma allora perchè in questi anni di crisi la tanto invidiata Germania ha investito molto sugli istituti tecnici e perchè noi non abbiamo copiato questa virtuosa decisionedi Frau Merkel e abbiamo solo tagliato gli investimenti sull’istruzione?

Nella scuola secondaria inferiore esisteva alcuni decenni fa una materia chiamata Applicazioni Tecniche, poi diventata, Educazione Tecnica e infine Tecnologia, che qualcuno intende eliminare definitivamente perchè considerata ormai inutile. Gravissimo errore! Direi addirittura catastrofico per il nostro paese! La Tecnologia non la si studia solo sul libro, ma “ci si mette le mani” per imparare ad usarle in modo preciso e creativo.

Io insegno Educazione Musicale (continuo a chiamarla col vecchio nome) in una scuola secondaria inferiore. Da anni ormai mi sto accorgendo che i nostri ragazzi faticano enormemente ad utilizzare in modo coordinato le dita delle mani per suonare uno strumento.

Penna e matita si usano sempre meno e ormai i nostri alunni sono abituati fin dalla più tenera età ad utilizzare solo il pollice e l’indice (quasi più nessuno conosce i nomi delle dita). Sembra che i mezzi informatici siano la panacea per risolvere tutti i problemi di apprendimento e così si atrofizza una parte del nostro cervello: la manualità.

Anni fa, durante un laboratorio per la costruzione di strumenti musicali con materiale di recupero, il tecnico che teneva il corso ai ragazzi, si è accorto con stupore che non sapevano segare un pezzo di legno, piantare un chiodo o avvitare una vite. Carenze nella manualità sono state riscontrate molto spesso anche da altri colleghi di discipline pratiche, in cui occorre appunto l’uso raffinato della manualità.

La ministra Fedeli ora vuol portare l’obbligo scolastico a 18 anni. Niente da eccepire, ma che attività svolgeranno i nostri studenti fino a quell’età?

Saranno costretti a rimanere inchiodati ad un banco o potranno sperimentare anche discipline pratiche?

Saranno costretti a prendersi una laurea per poiemigrare in qualche paese del nord Europa, o potranno anche decidere di ridimensionare il loro ciclo di studi dedicandosi ad apprendere un lavoro manuale per entrare prima nel mondo del lavoro? E quando un giorno avremo bisogno di un artigiano per eseguire dei lavoretti in casa a chi ci rivolgeremo? Forse agli extracomunitari.

La Buona Scuola prevede l’alternanza scuola-lavoro (ed era ora!), ma poi qualcuno obietta che questi ragazzi vengono sfruttati.

Mio papà mi raccontava che quando a 12 anni è andato “a bottega” per imparare il mestiere di falegname, non solo non percepiva niente ma erano i suoi genitori che spesso pagavano (con ortaggi, qualche uovo, polli, salami ecc.) l’artigiano che gli insegnava il mestiere. E lui non si lamentava se per alcuni anni il suo unico contributo si limitava a raddrizzare i chiodi, impastare lo stucco, scaldare la colla, arrotare gli scalpelli e spazzare il locale. Pian piano, constatata la predisposizione e la buona volontà, il “maestro artigiano” gli assegnò compiti sempre più complessi fino a renderlo autonomo.

Io continuo a ripetere da anni che il problema della scuola non sta nelle aule ma nelle famiglie. Oggi, consigliare i genitori degli alunni di terza media inferiore di indirizzare il/la figlio/a verso un istituto tecnico o professionale, equivale a dire che il/la loro figlio/a è un somaro o un povero inetto e che nella vita potrà solo svolgere un mestiere socialmente degradante. Non sia mai detto! Frequenterà un liceo e poi l’università!

Peccato che l’idraulico (oggi spesso diplomato) che supplichiamo di accorrere a casa nostra perchè abbiamo una spanna d’acqua sul pavimento, metta subito in conto € 40 solo per venire a constatare il guasto (guadagna più di un laureato e non ti fa nemmeno la fattura).