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“150 scuole chiuse per conflitto”

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E’ quanto denuncia l’Unicef in una nota in cui fa il punto sugli istituti scolastici danneggiati o distrutti nell’area della provincia di Donetsk dove sono in corso i combattimenti. Secondo l’Unicef, “molte scuole sono state danneggiate e altre sono ancora chiuse per problemi di sicurezza. Nell’area controllata dal governo, 187 istituti scolastici sono stati danneggiati o distrutti”.

Secondo Marie-Pierre Poirier, direttore regionale Unicef per l’Asia centrale e l’Europa centrale e orientale, è “fondamentale che i bambini tornino a scuola e riprendano a studiare. I bambini continuano a sopportare il peso del conflitto perché l’istruzione viene sospesa e l’accesso ai servizi di base ostacolato. Molti hanno assistito a combattimenti violenti e bombardamenti. Ricordiamo alle parti in conflitto in Ucraina di garantire a tutti i bambini la protezione dalle violenze in corso”. Secondo l’Unicef, per oltre 1,7 milioni di bambini colpiti dalla crescente crisi in Ucraina orientale la situazione rimane molto grave. Da marzo 2014, oltre 1 milione di persone sono sfollate dalle aree di conflitto, incluse le circa 530 mila persone che sono rimaste all’interno dell’Ucraina, 130 mila dei quali sono bambini. Una situazione che pesa soprattutto sui più piccoli. “Per i bambini sfollati le possibilità di essere integrati nel sistema scolastico delle comunità ospitanti sono limitate – spiega la nota -; i genitori non li iscrivono alle nuove scuole perché si aspettano di spostarsi nuovamente o di tornare a casa”.

Per garantire una risposta umanitaria ampia e rispondere alle necessità dei bambini, l’Unicef chiede 32,4 milioni di dollari. “Circa 225 mila bambini in età scolare coinvolti hanno bisogno di aiuti per ricevere un’istruzione di qualità – spiega la nota -. Sono 100 mila i bambini che hanno bisogno di sostegno per affrontare gli alti livelli di stress. Servono, inoltre, vaccini antipolio per vaccinare i bambini mentre 250 mila  bambini e donne in zone colpite hanno bisogno di acqua e igiene”. Per Marie-Pierre Poirier, è necessario intervenire al più presto. “L’inverno estremamente rigido – spiega – ha reso più grave l’impatto della crisi”. (Il redattore sociale)

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