81 anni fa fu sganciata sulla città di Hiroshima la prima bomba atomica. Tre giorni dopo, il 9 agosto, gli Stati Uniti sganciarono la seconda bomba atomica sulla città di Nagasaki. Il numero di vittime dirette stimato varia da 150.000 a 220 mila persone, sostanzialmente tutte civili.
Da allora l’arma nucleare non fu mai più usata nel corso di un conflitto armato.
Tuttavia le armi nucleari a disposizione delle potenze mondiali sono moltissime. Gli stati che possiedono armi nucleari sono ufficialmente nove e detengono un totale stimato di circa 12.187 testate nucleari di cui oltre 9000 pronte all’uso. La maggior parte sono detenute da Russia e Stati Uniti (circa l’83-86%).
I dati ufficiali del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) suddividono le nove potenze in tre categorie politiche e strategiche:
Stati firmatari del TNP (Trattato di non proliferazione)
Questi cinque paesi sono storicamente riconosciuti dal trattato internazionale come Stati dotati di armi nucleari, ovvero Russia (5.459 testate), Stati Uniti (5.177 testate), Cina: (600 testate), Francia (290 testate), Regno Unito (225 testate).
Stati non firmatari del TNP
Paesi che hanno sviluppato e testato autonomamente i propri armamenti atomici al di fuori del trattato globale: India (180-190 testate), Pakistan (170 testate), Corea del Nord (50 testate)
Stato non dichiarato (Ambiguità strategica)
Israele mantiene da sempre una politica di deliberata ambiguità (non conferma né smentisce ufficialmente il possesso dell’arma), ma gli istituti di ricerca internazionali stimano la presenza di circa 90 testate nel suo arsenale.
La Rete pace e disarmo e il SIPRI ricordano che il 7 luglio 2017 122 Paesi votarono all’ONU il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Tuttavia nove anni dopo la spesa globale per gli arsenali atomici tocca il record di 118,8 miliardi di dollari (+19% in un anno). Al riguardo il Report ICAN è allarmante (ICAN è la Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, premio Nobel per la pace nel 2017).
Secondo le analisi dell’ONU e in particolare dell’UNESCO il budget mondiale impiegato per la deterrenza atomica supera da solo l’intera somma necessaria a colmare il vuoto educativo globale nei Paesi svantaggiati (a fronte di 118,8 miliardi di dollari spesi per il nucleare da guerra abbiamo un deficit annuale di 97 miliardi di dollari per garantire un’istruzione di base di qualità nei paesi poveri.
In questi ultimi anni la guerra, l’idea di risolvere le controversie con la guerra, ha ripreso spazio non solo nelle opinioni pubbliche ma purtroppo anche nella politica internazionale. Le spese per difesa (riarmo) sono in costante crescita e proprio ieri il Parlamento italiano ho votato a favore di uno scostamento di bilancio per ulteriori spese militari.
Hiroshima e Nagasaki dovrebbero spingerci a riflettere sul senso di una politica che vede sempre più nella guerra la propria continuazione. E così il ripudio della guerra, contenuto nella nostra Costituzione, rischia di essere sempre più solo una dichiarazione ideale. Buona solo per parlarne nel corso di Educazione civica. O forse neppure questo.