Home Politica scolastica #8marzo, Fedeli: lo sciopero si fa per le vertenze di lavoro, non...

#8marzo, Fedeli: lo sciopero si fa per le vertenze di lavoro, non per la violenza sulle donne

CONDIVIDI

“Non ho partecipato allo sciopero, non l’ho appoggiato, ho un’opinione diversa da chi legittimamente usa quello strumento”.

Prende le distanze, la ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli, dalle donne, non tantissime per la verità, soprattutto tra le docenti, che l’8 marzo hanno aderito allo sciopero per combattere il sessismo e la violenza sul genere femminile, nella giornata internazionale della donna.

ICOTEA_19_dentro articolo

Si tratta di una presa di posizione, quella del ministro, che non passerà inosservata, proprio per i trascorsi delle Fedeli nel sindacato. In particolare, in quella Cgil che però, attraverso i lavoratori della conoscenza guidati da Francesco Sinopoli, hanno aderito allo sciopero dell’8 marzo (a differenza della Confederazione, che ha lasciato libero arbitrio ad ogni singola categoria compartimentale).

 

{loadposition carta-docente}

 

“Non mi appartiene questo modo di fare – ha detto la responsabile del Miur a Sky TG24 -: un conto è lo sciopero da sindacalista su una vertenza di lavoro, altra cosa è su questo terreno che considero molto profondo e serio. Detto questo rispetto molto chi fa altre scelte in democrazia”.

“Voglio invece parlare – ha proseguito – di come si risolvono i problemi di discriminazione e violenza sulle donne, compreso quello di non vedere correttamente applicata una legge dello Stato come la legge 194. Ci sono regioni come la Regione Lazio che hanno scelto di intervenire e di considerare di fare delle assunzioni specifiche di medici non obiettori, proprio per rispettare la legge. Lo dico perché sono più della scuola di trovare le soluzioni alle situazioni di discriminazione”.

Secondo Fedeli, “un elemento fondamentale per scardinare le diverse discriminazioni che vivono le donne è esattamente quello, nel discorso pubblico e nelle azioni concrete, di dire che dobbiamo condividere, donne e uomini, esattamente il punto su cui le donne vengono più discriminate: la maternità. Dobbiamo tornare a dare valore sociale alla maternità ma anche alla paternità”, ha concluso il titolare del Miur.