Tutto è iniziato con il quesito di un docente in occasione della Festa del papà. Una domanda innocente sul regalo che uno studente di 12 anni avrebbe voluto fare al babbo, che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora. Accade in provincia di Treviso, dove la mamma e il papà di un ragazzino sono stati condannati in primo grado per le violenze, le minacce e le umilizioni inflitte al figlio.
A riportare la storia è Open, secondo cui la famiglia in paese “godeva di ottima reputazione, e proprio per questo gli investigatori erano partiti con qualche perplessità. I segni sul corpo del ragazzino, però, avevano insospettito i carabinieri, e a dissipare i dubbi erano arrivate poi le intercettazioni ambientali e le riprese audio-video disposte all’interno dell’abitazione, come ricostruisce il Corriere del Veneto“.
“Telecamere e microfoni, installati in cucina e in salotto, avrebbero documentato giorno dopo giorno violenze, minacce e umiliazioni”, scrive ancora Open. “Il ragazzino ha raccontato di essere costretto ad alzarsi all’alba per spalare il letame e pulire la stalla di famiglia, senza tempo per i compiti, e di essere punito con una cintura usata come una frusta per ogni minima disobbedienza”.
Il processo di primo grado si è chiuso con due condanne a carico di madre e padre. Decisivo, ribadisce la testata, il ruolo dell’insegnante di sostegno. “La docente ha informato la ds e la segnalazione è arrivata subito alla Procura di Treviso. Il pm e i carabinieri hanno disposto l’audizione protetta del minore, ascoltato a scuola”. Grazie all’attenzione del docente, un futuro diverso per il ragazzo sarà possibile.