In casa era oggetto di umiliazioni, psicologiche e fisiche. Una situazione di disagio che sarebbe stata notata anche a scuola, e che a distanza di alcuni anni dai fatti ha portato la mamma e il compagno a processo per maltrattamenti, e nel caso dell’uomo anche per lesioni. È la storia di una studentessa piemontese, “colpevole” di essere in sovrappeso, raccontata da Rai News.
“Era costretta a indossare una panciera per nascondere le rotondità e continuamente umiliata dalla madre con frasi come ‘Zitta, cicciona’, ‘Sei grassa’, ‘Devi dimagrire’ o ‘Fai schifo’“, si legge nell’articolo. “È la drammatica vicenda al centro di un processo in corso a Torino, dove una donna di 43 anni e il suo compagno, di 48, sono accusati di maltrattamenti nei confronti della ragazzina, oggi quindicenne”.
“Secondo la ricostruzione della procura, la madre avrebbe rivolto alla figlia insulti e offese ripetute, facendola sentire sporca, inadeguata e non protetta”, riporta ancora la testata. “In un’occasione, la bambina sarebbe stata persino accusata di essere responsabile dell’aborto della madre. Il compagno, invece, è accusato anche di averle provocato un livido al braccio”.
“A scuola gli insegnanti avevano notato il disagio della minore e il suo aumento di peso, maturato durante il difficile periodo familiare e in un’età tanto delicata tra l’infanzia e l’adolescenza”, conclude Rai News. “La procura ha chiesto due anni e sei mesi di carcere per la madre e tre anni e cinque mesi per il compagno, contestando a quest’ultimo anche minacce e lesioni”. Gli imputati negano le accuse.